15/07/10

Non ho balìa....

Non ho balìa.... Con l'accento sulla i.
"Balìa" e' un toscanismo, dire che non ho balìa significa che sono senza volonta', non ho forza mentale, non ho voglia di far niente.
E' il caldo che mi ha tolto la balìa, in questi giorni si fa fatica anche a pensarla una ricetta nuova, figuriamoci a sperimentarla.
E siccome la ricetta che propongo oggi e' imbarazzantemente semplice e povera provero' a rivestirla di parole, nel tentativo di rendere questo post un po' piu' leggibile. Pero' la ricetta c'e', in fondo, ma c'e'.

Torniamo alla famosa 'Balìa'. Da Wikipedia: "è un termine di origine francese antico, adottato nelle repubbliche di Firenze, Siena e Perugia con significato di territorio amministrato, signoria, potere, autorità". Il termine per la prima volta e' riportato in uno scritto del 1213.
Nei secoli il termine e' rimasto prima per la sola Toscana, poi per una parte di essa. Un territorio, quindi una balìa, veniva amministrato dal punto di vista della giustizia dai "balivi", che essenzialmente erano dei magistrati con autorita' sulle forze di polizia. Il termine balivo e' sopravvissuto fino a oggi, ma fuori d'Italia: ha cambiato il suo significato ed e' oggi di solito attribuito all'ufficiale giudiziario che si presenta per i pignoramenti. Ma questa e' un'altra storia.
Nella Firenze del medio evo e del rinascimento c'erano allora dei magistrati che curavano l'applicazione della giustizia e dell'ordine pubblico. Ogni magistrato curava una parte della balìa e sotto di se' aveva piu' ufficiali di polizia, ognuno con una cinquantina di sbirri (o birri) per l'applicazione delle misure di giustizia.
E' interessante notare che mentre i magistrati di balìa erano cittadini, scelti tra quelli piu' rappresentativi e fedeli al signore del momento, gli ufficiali di polizia non dovevano essere cittadini, ma residenti almeno "quaranta miglia lontano".
Gli sbirri erano giovanotti senza arte ne' parte, scelti per la vigoria fisica e controllati strettamente dall'ufficiale. Come dire "il braccio e la mente".
Qua sotto una bellissima foto della Colonna della giustizia di Piazza Santa Trìnita a Firenze. (Trìnita con l'accento sulla prima 'i' e non Trinita', a Firenze ci piace giocare con gli accenti). La foto e' pubblicata con licenza dell'autore, Yair Haklai.




















La bilancia rappresenta il potere della magistratura della balìa, bilancia che deve pesare torti e ragioni, la spada quello della polizia, che deve applicare, anche con l'uso della forza, le decisioni dei magistrati di balìa.

A Firenze i magistrati di balìa erano otto, da cui il nome di "Otto di Balìa", o anche Otto di Guardia.
Dal 1500 circa, sotto Cosimo de' Medici, la balìa fu ridotta al solo territorio della citta' di Firenze e i magistrati, che prima erano eletti, furono estratti a sorte dall'apposito ufficio della "Segreteria delle Tratte" (a sorte). Naturalmente venivano considerati eleggibili, e quindi considerati dall'ufficio della "Segreteria delle Tratte", solo i cittadini che avessero il gradimento del signore del momento.
Gli Otto di Balìa avevano anche il compito di emettere ordinanze, o decreti, che avessero come scopo il mantenimento dell'ordine pubblico e del decoro, secondo il metro dell'epoca.
Chi contravveniva alle ordinanze veniva preso dai birri e portato davanti agli Otto di Balìa e da loro giudicato. La pena era sempre a scelta, tra una grossa multa e delle punizioni fisiche, anche serie. La prigione non era contemplata, in quanto si giudicava troppo costoso mantenere dei prigionieri, per cui o il reo imparava alla svelta o si trovava veramente nei guai, fino all'impiccagione pubblica.
Tra le ordinanze ve ne erano di curiose, perlomeno ai nostri contemporanei occhi, anche se, tutto sommato, tanto curiose poi non sono.....
Ne riporto alcune, copiate da Wikipedia: erano ordinanze che, in zone ben precise...

-- vietavano i giochi d'azzardo o i giochi "strepitosi" (rumorosi), come le "pallottole" (antesignano delle bocce), la "pilotta", la "ruzzola" o le "piastrelle" (in Piazza del Giglio e presso la Badia Fiorentina)

-- vietavano di suonare o cantare canzoni (chiasso delle Misure, chiasso del Bene, via dei Giacomini, via del Fiordaliso, ecc.)

-- vietavano di usare per il bucato la fontana del Nettuno, in Piazza della Signoria

-- vietavano di vendere "cocomeri" davanti a palazzo Strozzi (indicando un po' spazientitamente come fosse destinata a tale attivita' la piazza di Santa Maria Novella)

-- vietavano di "vendere e tenere bestie" (via San Gallo)

-- vietavano di orinare (Piazza San Lorenzo)

-- vietavano il meretricio (via del Fico, via Guelfa, vicino alla chiesa d'Ognissanti)

Le ordinanze, o decreti, venivano pubblicate su lastre di pietra scolpite e murate nelle vie della zona soggetta all'ordinanza. Nessuno poteva dire "non lo sapevo": erano scolpite nella pietra, sotto gli occhi di chiunque passasse.
E' interessante notare come nella Firenze dell'epoca il tasso di alfabetizzazione fosse altissimo: Firenze e' sempre stata citta' di mercanti, quindi ben attenti a leggere, scrivere e far di conto. Quelli che non sapevano leggere se le facevano subito tradurre da un passante, per prudenza.

A saperle cercare di queste lastre scolpite a Firenze se ne trovano ancora molte, anche se la "pietra forte" (varieta' di pietra serena detta "macigno") con i secoli si sta rovinando e rende pian piano le scritte difficilmente leggibili. Ma chi e' ormai che si ferma a guardare queste lastre?

Qui sotto una foto della lapide del 1742 relativa alla proibizione di giocare a pallottole (a bocce) o altri giochi rumorosi in Piazza del Giglio. Da notare che le bocce di per se' non sono rumorose, lo erano invece i giocatori che litigavano a voci altissime sull'attribuzione dei punteggi "Ha levato: i' punto e' mio!" "Noeee, un'ha levato.. un'tullo vedi che c'e' un metro", e cosi' via.




















E qui sotto invece una lapide del 1635, contro il meretricio (accanto alla chiesa d'Ognissanti), segue trascrizione.















Trascrizione: "Per comandamento degli otto della balìa di Firenze, hanno fatto decreto sotto il di' 26 Settembre 1635 che vicino a 300 braccia a questa chiesa d'Ognissanti non abitino donne di mala vita con pena a chi non obbedisce d'essere subito cacciate e buttategli le robe nella strada e ai padroni delle case d'averle spigionate per due anni e arbitrio del magistrato. Stefano Cupres cancelliere".

E' anche interessante la pena comminabile ai padroni di casa che affittavano alle meretrici (le donne di mala vita): venivano "spigionati" per due anni, ossia si impediva loro di affittare i locali, e percio' riscuotere "la pigione" (l'affitto) per due anni.
In questo modo, toccando la tasca ai padroni di casa, si era abbastanza sicuri del rispetto del "comandamento".
E' anche interessante che le "signore di mala vita" non venissero neanche multate, ma solo cacciate di casa. Lascio a chi legge riflettere sui perche' di questa diversita' di trattamento.

Concludo, anche perche' prima o poi una ricetta la devo pur pubblicare.
Chiedo perdono per eventuali castronerie o dimenticanze, dato che questi sono ricordi di scuola -tanti, tanti anni fa- e la memoria mi comincia a fallare (tanto per restare in tema medievale). Qualche altra notizia viene da Internet, notoriamente non affidabile al 100%

Veniamo alla ricetta. Mi chiederete: "Si, vabbe', ma che c'entra la balìa con la poca voglia di cucinare?". Semplice, negli anni la balìa e' stata identificata con l'autorita', cioe' con la forza. Ecco, io in questi giorni di gran caldo non ho la forza di produrre niente di originale.



Riso basmati con gelo di pesto

























Ingredienti per 2 persone
200 gr di riso Basmati, non Jasmine, se possibile (vedi ALTRO MIO POST )
Pesto alla genovese
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 cucchiaio da cucina di Kanten in fiocchi
Foglie di basilico, per guarnire

Preparazione
Per il pesto: frullare gli ingredienti (non vorrete mica tutta la spiegazione su come fare il pesto, vero? Ho gia' detto che non ho balìa).
Mettere qualche cucchiaio d'acqua in un pentolino, far bollire, spegnere, versare i fiocchi di Kanten e mescolare fino a far sciogliere i fiocchi. Se del caso usare pure un minipimer.
NOTA 1 - il Kanten consiste in pezzi d'alga tritati, si acquista anche in erboristeria. Anche se e' piu' scomodo da far sciogliere lo preferisco da quando mi hanno detto che quello in polvere (agar-agar) puo' essere "tagliato" con sostanze estranee.
NOTA 2 - Se avete sottomano altri gelificanti, di tipo professionale, fate pure, l'importante e' che funzionino. A proposito di ingredienti professionali: date un'occhiata QUI alla pagina gelificanti del catalogo Sosa e pensate agli svantaggi di essere dei dilettanti di cucina.
Mentre l'acqua col kanten e' ancora calda mettere il pesto a scaldare a parte. Prima del bollore, o comunque dopo i 75 gradi, spegnere e versare l'acqua col kanten sciolto. Mescolare molto bene e far raffreddare fino a che faccia fatica a colare dal pentolino. A quel punto appoggiare un coppapasta su un piattino e versarci il pesto. Quando a temperatura ambiente schiaffare in frigo per la definitiva solidificazione. Lasciare almeno mezz'ora.
Mettere il basmati a cuocere in acqua NON salata, ma nella quale si sara' sciolto lo zenzero in polvere (1 cucchiaino). Far andare fino a mezza cottura, e anche meno, quindi scolare bene, allargare su un vassoio e salare dall'alto. Quando a temperatura ambiente usare un altro coppapasta (di diametro identico all'altro usato per il pesto) e farcirlo per un paio di cm con il basmati, direttamente nel piatto di portata. Prendere con cautela dall'altro piattino il disco di pesto ormai gelificato e sovrapporlo alla strato di basmati gia' presente. Fare quindi un altro strato di basmati, fino al top del coppapasta.























Avrei anche potuto fare piu' strati basmati/pesto, o anche aggiungere uno strato gelificato di un altro colore, magari con gel di carote: sarebbe venuto un bell'effetto coreografico, ma come ho detto in questo periodo non ho balìa.

Rimettere in frigo, ma nella zona meno fredda, giusto per mantenerlo. Al momento di servire sfilare il coppapasta e guarnire con foglie di basilico e magari con fette di pomodoro e un filo d'olio evo.

























Consumare fresco, non freddo, infilando la forchetta e demolendo pian piano questa saporita torretta (vegetariana, tra l'altro).
Il sapore? Ditemi voi. A noi e' piaciuto molto.

A presto :-)

.

10 commenti:

  1. nn mi pare una ricetta così scontata...anzi:D o mi hai stordita con le parole?:D

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  2. Pur avendo vissuto 4 anni a Firenze, questo detto mi mancava.
    Interessante questo post, molto, anche questo riso.

    Un modo di dire analogo in napoletano è "nun teng' genio"

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  3. devo dire che per uno che non ha voglia di fare niente mi sembra buono. non oso pensare a quando ti ritorna la voglia.
    ciao

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  4. cavoli corrado! ma sai che ultimamente mi stupisci?
    annamaria, donna fortunata!
    un bacione

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  5. Corrado il kanten non lo conoscevo proprio ne sai una più del diavolo!!Comunque complimenti per la preparazione

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  6. sempre interessante! a Firenze ho notato in particolare una targa che vietava in pratica di fare pipì in strada, purtroppo succede ancora ai giorni nostri...
    anche la ricetta è interessante, fresca e leggera e come sempre originale! ciao!

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  7. @Genny: ti ho stordita, altrimenti ti saresti accorta che e' un riso bollito condito con un po' di pesto e tante chiacchere :)
    Certo che quando manca l'ispirazione ogni sotterfugio e' buono....

    @Lydia: e' un detto che anche a Firenze e' conosciuto da pochi. L'idea di citarlo me l'ha data il titolo di un vostro post, proprio "non tengo genio"!!! Non ricordo chi di voi tre (tu, Giovanna, Lisa), ma siete state voi.

    @Flavio: ne riparliamo a Settembre, ma non ti aspettare granche' :)

    @Babs: vedi la risposta che ho dato a Genny :)
    Bella calda Bologna, eh?

    @Ily: e' agar-agar, ma in fiocchi, non macinato. Il nome Kanten e' quello che gli hanno dato i giapponesi, certo che con questo nome si fa piu' bella figura....

    @Francesca: vero che ci vorrebbero anche ai giorni d'oggi gli "Otto di Balia"??

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  8. Rido. Non vedevo l'ora di vedere dove si andasse a parare! Un piattino leggerino, visto che ci hai saziati do nozioni? :)
    Interessante post. Ciao!

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  9. Marcellagiorgio16 luglio 2010 17:16

    Grazie Corrado, è bello arricchirsi culturalmente e cucinare!!
    Hai raccontsato tante cose interessanti, andrò alla ricerca di qualche targa...magari con il fresco:-)))
    Fresca anche la ricetta, non banale e bella da presentare.

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  10. quindi essere in balìa degli eventi deriva da qui: essere in loro potere... Che bella storia!
    Il kanten tradizionale giapponese è quello in panetti, da cui derivano i fiocchi, da cui teoricamente deriva la polvere. Sei accorto nell'usare i fiocchi.
    E poi lo zentero... fingi un pesto ed invece ti butti ad oriente. Mi piacciono queste avventure!

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