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26/03/15

MTC 46 - Torta alla Porcona





















Premessa: avessi calcolato meglio le dosi del ripieno avrebbe avuto un altro aspetto.  E' proprio bruttarella a vedersi, la negazione del "buon impiattamento".
Ma chissenefrega, questa Torta alla Porcona e' cosi' buona....

Per il tema MTC di questo mese, le torte salate, ho scelto di presentare la mia Torta alla porcona, cosi' battezzata in quanto non propriamente dietetica. 
Anzi, spero proprio che passi inosservata alla fazione attivista e missionaria dei vegani.    Niente contro di loro, per carita', ma come io non faccio il missionario dei grassi animali a casa loro, non voglio missionari vegani a casa mia.
Un titolo politicamente corretto di questa torta poteva essere "Torta non dietetica", ma siccome detesto le ipocrisie l'ho proprio definita alla porcona,
che e' come dire, edonisticamente parlando, "goduriosa".
(Tanto siamo tutti destinati al terzo cerchio).
Questa torta, al di la' delle facili ironie sul nome, e' veramente golosa.   Ma lo vedremo nel seguito.
Prima di cucinare questa torta ho fatto una ricerca su Google per vedere se qualcuno mai avesse fatto qualcosa di simile.  Ho digitato "torta porcona" e nella prima schermata c'era soltanto una cosa relativa alla cucina, mentre il resto erano indicazioni di siti porno (controllate voi stessi).  
Che poi, cosa c'entrino i suini con i comportamenti porno non mi e' dato capire,  saro' ingenuo io....
Certo che guardando una di quelle ragazzine che per uscire la sera (ma usano ancora le discoteche?) si stratruccano occhi e labbra, si scoprono ben bene e si arrampicano su zeppe e tacchi, di quelle che: "Neuroni? Due, e non si parlano", un maschietto piu' giovane di me penserebbe "Si, Ok, ma una maialata ce la farei".
Che poi son cose che si fanno in due, mica solo perche' loro, e solo loro, sono tutte suine.   Siamo ancora piuttosto sessisti, non c'e' dubbio.
E' notorio che una donna che voglia far carriera in un mondo di uomini deve riuscire tre volte meglio dei suoi colleghi per essere considerata.   E anche cosi'.... 
Mi viene in mente, a proposito, Marisa Bellisario, una donna tosta, davvero eccezionale, che ho brevemente conosciuto tanti anni fa.
Per talento, preparazione e carattere era superiore alla maggior parte di noi.  Ancor oggi esiste un premio, intitolato a lei, destinato alle donne che si sono distinte nella carriera imprenditoriale.
Inizio' in Olivetti, poi in Honeywell e continuo' in Italtel, che allora era quasi in rovina e che lei riporto' in forte attivo, anche andando d'accordo con i sindacati.   Nonostante cio' non fu mai considerata come meritava.
























Mi hanno raccontato che dopo un po' che aveva fatto carriera in Olivetti, e probabilmente perche' era fastidiosa e pericolosa per la carriera di certi suoi colleghi, fu promossa a CEO della consociata USA, la Olivetti Corporation of America, in sigla O.C.A.       Durante le periodiche riunioni in Italia di tutti i responsabili delle aziende del gruppo era l'unica donna e il capo dei capi (che assolutamente non stimo e del quale non faro' nemmeno il nome) le chiedeva "E ora sentiamo l'OCA. Come va?".
Anche in USA era l'unica donna manager, tanto che durante i meetings l'opening speaker salutava i presenti con "Marisa and Gentlemen....".
























I colleghi USA, anziche' chiamarla tra loro "the boss" come d'uso in America, la chiamavano "the legs".  E' pur vero che aveva delle bellissime gambe.
Un certo tipo di sessismo strisciante e' tuttora presente negli USA, il che ha reso le donne americane ipersensibili sull'argomento, spesso in modo esagerato.  Qualunque complimento che non sia strettamente legato all'ambiente professionale e' percepito come molestia sessuale (sexual harassment). 
Mai azzardarsi a salutare una collega con "Buongiorno, stamani stai proprio bene".  Da noi la reazione sarebbe un sorriso compiaciuto, ma li' apriti cielo.
Io, pur avendo chiara la situazione ambientale, me ne sono sempre fregato e dopo un po' le colleghe ipersensibili capivano che non avevo secondi fini e sorridevano anche loro, ma le prime volte....
Mi ricordo che anni fa partecipavo a un congresso in Germania (a Friedrichshafen, per l'esattezza, un bel posto sul lago di Costanza) e che durante il coffee break pomeridiano mi ero rifugiato (un po' spallato, si puo' dire?) in uno dei saloni esterni lasciati a disposizione.
C'erano diversi enormi tavoli ovali di legno pregiato, proprio enormi, quasi 10 metri (Deutschland über alles).  
A questi tavoli erano seduti, ben distanti l'uno dall'altro, alcuni managers che compulsivamente digitavano e-mail o studiavano qualche (importante) documento.
Guardandomi in giro avevo riconosciuto una speaker che mi era stata presentata e che avrebbe dovuto successivamente proporci un case study (una storia esemplare) sull'uso della metodologia Six-Sigma.
Era la classica americana in carriera: sui 40, sobriamente truccata, tailleur quasi nero, camicetta che da lontano mi sembrava di seta, color avorio.
Niente gioielli, segno di frivolezza.   Stava mitragliando sul suo portatile, tutta concentrata. 
La stavo osservando da lontano e pensavo se potesse valer la pena per una donna costringersi in abbigliamenti severi, rinunciare a una decente vita privata e combattere ogni giorno allo spasimo, solo per scalare qualche gradino della gerarchia.
Lei si senti' osservata, mi lancio' un'occhiata gelida, chiuse di scatto il portatile (sbam), si alzo' e se ne ando' a un altro tavolo, ancora piu' lontano.
Sul momento me ne sentii urtato, quasi che io avessi fatto chissa' quale avance, ma poi prevalse il mio spirito birichino e pensai che sarei potuto andar li' e dirle "Ciccia, se molestia sessuale ha da essere, allora accomodiamoci altrove, e facciamolo come si deve".  Ma poi, ogni lasciata e' persa, rientrai nell'auditorium per sorbirmi altre due ore di solenni relazioni.
Ah, e mi sono ricordato anche che quel mattino, mezz'ora dopo che le solenni  relazioni erano iniziate, il cellulare, che mi ero dimenticato di spegnere, inevitabilmente squillo'.  Santa madre, pensai, che figura, mentre freneticamente lo disattivavo.  Alzai lo sguardo per iniziare a scusarmi, ma negli occhi dello speaker e dei rigidi tedeschi intorno a me, si leggeva chiaramente "Ach, qvesti taliani".  Sono poi stato preso in giro dai colleghi per qualche tempo a seguire ("quello che ha fatto voltare tutto l'auditorium").

Va bene, basta ricordi e divagazioni.

















Questa torta e' molto golosa, forse proprio perche' non e' dietetica.  Al di la' del nome e' davvero smodatamente buona.
Ogni ingrediente, come io preferisco fare, e' cotto separatamente, perche' e' difficile che tutti, proprio tutti, gli ingredienti abbiano le stesso tempo di cottura.   Quando gli ingredienti sono cotti vengono assemblati e la torta viene infornata con lo scopo di far amalgamare e insaporire il tutto.

Nota: le dosi elencate qui sotto sono quelle della torta che vedete in fotografia.  Un po' piu' di ripieno avrebbe riempito meglio la brisée.   Se rifate questa torta meravigliosa aumentate un po' le quantita'.


Ingredienti, per una tortiera da 28 cm
3 grosse patate gialle
150 gr di guanciale a cubetti
250 gr di pancetta affumicata a cubetti
200 gr di parmigiano o di grana padano
1 rametto di rosmarino
1 bel peperoncino rosso
Pasta brisée necessaria a foderare la tortiera

Esecuzione
Preparare la brisée "secondo Roux" seguendo quanto descritto da Flavia nel suo post, QUI
E' una pasta buonissima, molto burrosa.   Effettivamente durante l'impasto, e anche dopo, in cucina c'era un forte odore di burro.  Le mani erano anch'esse belle burrose, penso che sul dietro di alcune maniglie dei cassetti di cucina ci sia ancora un po' d'untuosita'....  Ma non mi preoccupo piu' di tanto, mia moglie (A.K.A. "La santa donna") a quest'ora le avra' gia' individuate e pulite.
Come da regolamento ecco la foto della palla di impasto, tanto per dimostrare che la pasta non e' stata acquistata gia' pronta.
























Eliminiamo la parte estranea (io, chi altri?) e facciamo un bel primo piano alla palla:





















La palla e' stata avvolta nella plastica e messa in frigo per mezz'ora. Almeno queste erano le intenzioni, perche' e' arrivata una signora in visita e nonostante cercassimo da farla sedere in salotto si e' lasciata cadere su una sedia in cucina e ha cominciato a parlare.  E parlare...   Sapete com'e'.
Quando se n'e' andata la palla era stata in frigo per un'ora e mezza.  Mi son detto vediamo cosa viene fuori e non ho reimpastato un'altra palla da capo.
Ho poi steso l'impasto col mattarello fino ai due millimetri di spessore. Ho fatto un po' fatica perche' il frigorifero aveva reso un po' duro l'impasto, ma io, testardo, ho proseguito.
Steso l'impasto in tortiera e bucherellato il fondo a colpi di forchetta ho proceduto alla cottura in bianco, 180 gradi per 20 minuti, piu' altri 10 minuti dopo aver tolto carta forno e riso.  Non avevo fagioli a sufficienza, ne' abbastanza monetine, come aveva fatto quella geniaccia di Fabiana, cosi' ho usato del riso, che a casa mia abbonda sempre.
Mentre il forno faceva il suo lavoro ho iniziato a preparare il ripieno "alla Porcona".
In olio extravergine oliva e con il rametto di rosmarino e il peperoncino far sudare tutti i dadini di guanciale e pancetta.   La pancetta l'ho scelta affumicata per aggiungere un tocco di fumo, tocco che alla fine ha arricchito ulteriormente il sapore complessivo. 
Far andare pancetta e guanciale a fuoco medio, ma senza arrivare alla croccantezza, a quella avrebbe pensato il passaggio in forno.  Quando fatto, passare i cubetti su carta, togliendo peperoncino e rosmarino.
A parte sbucciare le patate e tagliarle a cubetti di un paio di centimetri max.    Friggere i cubetti in olio profondo, ma solo fino a quando iniziano a dorare, perche' poi il passaggio in forno completera' la cottura.    Anche qua passare i cubetti fritti su carta.
Infine tagliare il parmigiano a cubetti di un centimetro, non di piu', cosi' che il passaggio in forno li ammolli, o proprio li sciolga.
In una capace boule mescolare guanciale, pancetta, patate e parmigiano.
Gia' a guardare l'insieme viene l'acquolina in bocca.  Assaggiare e regolare di sale, se necessario.  Devo confessare che gli assaggi si sono sprecati, difficile fermarsi.
Mettere questo ripieno "alla Porcona" nell'involucro di brisée e passare in forno a 180 gradi per 15 o 20 minuti.
In linea di massima quando i cubetti di parmigiano iniziano a sciogliersi e' il momento di sfornare.
Non vi dico gli odori che si spandono in cucina, una delizia.  Avessi aperto la portafinestra di cucina i condomini mi avrebbero contattato (speranzosi): "Corrado, cosa fai di buono oggi? Si sente un odorino....".   Ebbene si, loro sanno bene come fare per avere una parte del cucinato.
Sempre da regolamento si deve fornire un primo piano della torta affettata, in modo da giudicare la qualita' della brisée.
Gia' sformare la torta e' stato difficile, tendeva a creparsi e un paio di pezzetti sui bordi se ne sono andati. Sara' stato lo stazionamento in frigo troppo lungo, o la troppa cottura in forno, non so.
La prossima volta andra' meglio, ma non sono stato a rifare la torta solo per fotografarla.  Avrei dovuto, come ho visto in giro, fotografare la torta ancora nella tortiera, ma io sono un povero ingenuone.....
La brisée sul fondo si e' un poco unta per via del ripieno un po' grasso, ma era ancora bella croccante, lo garantisco.

















All'assaggio, dopo lo scrocchiare dell'involucro di brisée, i sapori dei vari ingredienti esplodono in bocca, letteralmente.
Dal guanciale, alla pancetta, entrambi un po' piccanti e con sottofondo di rosmarino e di fumo, alle patate fritte (come si fa a non trovare buone le patate fritte?) che si sono anche imbevute dei grassi di maiale.
E, su tutto, il dolce del parmigiano, ridotto a crema dal calore del forno.
Dire che questa torta e' buona e' scorretto, perche' e' smodatamente buona e, di piu', e' goduriosa.
Alla "Porcona", appunto.

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07/07/13

Ensalada a la Habana - Insalata di riso come a Cuba




















Pensando a Cuba, all'Orchestra Buena Vista Social Club e al contest dell'estate, sui piatti delle Stars, QUI, stamani ho improvvisato un'insalata di riso che e' risultata buonissima, saporita e fresca.
Ho iniziato a pensare agli ingredienti tipici dell'isola e ai preferiti dai cubani e mi sono venuti in mente: il riso (frequentissimo, specie se accoppiato ai fagioli neri), poi il guanciale di maiale (la carne preferita dai cubani), l'avocado (aromatico e fresco) e il lime, che e' il loro limone.
Il piatto ha preso forma nella mente e si e' realizzato in cucina.  Ero solo, Anna Maria era fuori per la mattinata, e nel silenzio ho potuto fare le mie prove in santa pace.
E' venuta fuori una cosa cosi' buona, saporita e leggera che quando Anna Maria e l'amica Graziella sono rientrate l'hanno "assaggiata con piacere".
Leggere: sterminata.
Meno male che avevo gia' fatto le mie foto.


























Ingredienti per 2 persone
200 gr riso Basmati
100 gr di guanciale di maiale
1/4 di polpa di un Avocado
Buccia e succo di un Lime

Preparazione
Lessare il riso Basmati ben al dente.   Il riso che si trova a Cuba e' a chicchi sottili e lunghi, molto simile al Basmati.  Non essendo io a Cuba ho usato il Basmati normalmente reperibile qui.
Mentre il riso cuoce tagliare a striscioline il guanciale di maiale.  Va bene anche il guanciale gia' a strisce che si trova al supermercato, le strisce sono a volte un po' spesse, per cui e' consigliabile ridurle un po' a coltello.
Far andare il guanciale in un padellino antiaderente a fuoco basso, senza pero' arrivare a tostarlo.
Scolare bene il riso, metterlo in una boule e mescolarci il guanciale.  Far raffreddare il tutto, magari anche mettendo un po' in frigo.
Non dovrebbe essere necessario salare, dato che il guanciale e' saporito di suo, ma e' meglio assaggiare e regolare se necessario.
Quando il riso e' freddo spremere un lime piccolo e spruzzarne il succo sul riso.   Sbucciare un avocado e tagliarne circa un quarto a cubetti di un cm.   Questi in foto li avevo fatti troppo grandi, la misura di 1 cm e' perfetta.
Aggiungere i cubetti al riso e mescolare.
Impiattare e cospargere il piatto con la buccia grattata di un lime.    Servire subito, prima che l'avocado annerisca.



















All'assaggio si schiudono in bocca i diversi sapori: il riso, il saporito guanciale, l'asprigno del lime, l'aromatico avocado, con la freschezza della scorza del lime.
E' incredibile che pochi ingredienti, ben armonizzati, producano un risultato cosi' buono.
Un insieme di sapori e profumi tanto fresco e buono che questa insalata cubana e' gia' schedata come uno dei miei cavalli di battaglia.

Provatela, ne vale la pena.





 




Questa ricetta partecipa al contest accoppiato con gli eventi di Siena and Stars, del Luglio Senese.  Il programma e' visibile QUI











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22/04/12

Penne strascicate nel guanciale di cinta senese, ricotta e ramerino




















Il mio territorio e' la Toscana, e tipicamente toscane sono le "Penne strascicate". Sono dette strascicate perche' dopo cotte vengono padellate, cioe' "strascicate", dentro un "sugo" che di solito e' di carne, il classico sugo della Domenica.  Oppure anche il classico sugo d'arrosto.

Altro cibo legato al territorio toscano, e piu' specificamente al territorio senese, e' il guanciale. In questo caso ho scelto del guanciale di cinta senese, una razza di suini che per fortuna non e' estinta, ma che, allevata allo stato brado, fornisce dei prodotti di altissima qualita'.

Ecco, provando a innovare un piatto tradizionale toscano, ho strascicato le penne in un condimento di guanciale di cinta senese.  Poi, sempre per mantenere forti legami col territorio, ho aggiunto del burro e della ricotta del Mugello.  Questi sono ottenuti da latte di vacche mugellane, note non solo per la bonta' della carne, ma anche per il sapore intenso del loro latte.
Infine ho profumato con del ramerino (nel resto d'Italia conosciuto come rosmarino), colto al primo sole del mattino, quando profuma di piu'.


Basta parole, passiamo ai fatti....





















Ingredienti per 2 persone
200 gr di penne di buona qualita'
120 gr di guanciale di cinta senese
30 gr di burro mugellano
1 cucchiaio di elio evo
50 gr di ricotta mugellana
Aghi di rosmarino, da due rametti di 15 cm
Peperoncino rosso, che i vecchi toscani chiamano "zenzero"


Preparazione
Tagliare il guanciale a bastoncini spessi circa un cm. Tritare finemente gli aghi di rosmarino.
In una padella, possibilmente di ferro, mettere il burro, l'olio, il guanciale, gli aghi di ramerino tritati finemente e un piccolo pezzo di peperoncino.  Per quest'ultimo la quantita' dipende da quanto e' piccante: noi vogliamo che nel risultato finale si senta un'ombra di piccantezza, niente di piu'.
Far andare a fuoco medio per qualche minuto, saltando, con lo scopo di far sciogliere il saporito grasso del guanciale.   Il guanciale deve restare morbido, non deve diventare croccante. Assaggiare e regolare di sale.
Cuocere le penne ben al dente, scolarle conservando poca acqua di cottura e "strascicarle" a fuoco vivo in padella.  Verso la fine aggiungere la ricotta a dare un'ultima strascicata.   Servire con ciuffetti di rosmarino.




















All'assaggio le penne sono avvolte dal sapore vivo del guanciale di cinta senese, leggermente stemperato dal latteo della ricotta. Il rosmarino aggiunge il profumo delle colline toscane inondate di sole.
Decisamente un piatto che richiama l'estate e la pienezza dei sapori del territorio.
Abbinare con un Chianti di non piu' di due anni.








Questa ricetta partecipa per la regione Toscana all'Abbecedario Culinario, organizzato dalla Trattoria Muvara.






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03/10/10

Penne strascicate al guanciale di cinta senese, ricotta e rosmarino





















Vedere che per il Salone del Gusto di Torino era stato aperto da Pasta Garofalo un intrigante contest sul cibo legato al territorio e decidere di partecipare e' stato tutt'uno. Il mio territorio e' la Toscana, e tipicamente toscane sono queste "Penne strascicate". Sono dette strascicate perche' dopo cotte vengono "strascicate" in padella, dentro un "sugo" che di solito e' di carne, il classico sugo della Domenica.
Altro cibo legato al territorio toscano, e piu' specificamente al territorio senese, e' il guanciale. In questo caso ho scelto del guanciale di cinta senese, una razza di suini che per fortuna non e' estinta, ma che, allevata allo stato brado, fornisce dei prodotti di altissima qualita'.
E allora, provando a innovare un piatto tradizionale toscano, ho strascicato le penne in un condimento di guanciale di cinta senese e, sempre per mantenere forti legami col mio territorio, ho aggiunto del burro e della ricotta del Mugello.  Questi sono ottenuti da latte di vacche mugellane, note non solo per la bonta' della carne, ma anche per il sapore intenso del loro latte.
Basta parole, passiamo ai fatti....

Ingredienti per 2 persone
220 gr di penne di buona qualita', per me le n. 79
120 gr di guanciale di cinta senese
50 gr di burro
1 cucchiaio di elio evo
50 gr di ricotta
Aghi di rosmarino, da due rametti di 15 cm
Peperoncino rosso, che i vecchi toscani chiamano "zenzero"

Preparazione
Tagliare il guanciale a bastoncini spessi circa un cm. Tritare finemente il rosmarino. In una padella, possibilmente di ferro, mettere il burro, l'olio, il guanciale, un piccolo pezzo di peperoncino (per questo la quantita' dipende da quanto piccante e' il peperoncino: noi vogliamo che nel risultato finale si senta un'ombra di piccantezza, non di piu') e infine il rosmarino tritato finemente.
Far andare a fuoco medio per qualche minuto, mescolando spesso, con lo scopo di far sciogliere il saporito grasso del guanciale. Importante: il guanciale deve restare morbido, non deve diventare croccante. Assaggiare e regolare di sale.
Cuocere le penne ben al dente, scolarle conservando poca acqua di cottura e "strascicarle" a fuoco vivo in padella. Aggiungere l'acqua di cottura tenuta da parte e la ricotta. Continuare a strascicare, mescolando bene. Servire con ciuffetti di rosmarino.





















Piatto semplice e di veloce realizzazione: a parte il taglio preventivo a bastoncino del guanciale, il tutto si prepara mentre la pasta cuoce.

Nota: per rendere il piatto visivamente stylishly avrei dovuto stemperare la ricotta con del latte a bagnomaria, ottenendo una crema densa da versare sulle penne. Oppure ottenendo una crema fluida da mettere sul fondo, a specchio, e sulla quale comporre le penne. Ma ho deciso di restare coerente con le  usanze del territorio, aderendo percio' alla sostanza del contest piu' che cercare di ingraziarmi una giuria. Sia quel che sia, questa e' la mia scelta.





All'assaggio le penne sono avvolte dal sapore vivo del guanciale di cinta senese, leggermente stemperato dal latteo della ricotta. Il rosmarino aggiunge il profumo delle colline toscane inondate di sole. Decisamente un piatto che richiama l'estate e la pienezza dei sapori del territorio.



Banner del contest:




















 
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07/06/10

Pici, guanciale e rosmarino



















Detto cosi' magari fa poco effetto. E anche la foto puo' non dire molto.
Ma in bocca.... oh, gente, che bonta'.
Semplice e veloce da cucinare, ma essenziale e' che gli ingredienti siano di buona qualita'. Quindi: guanciale che a mangiarlo crudo gia' venga voglia di finirselo. Quindi: pici freschi e di buona taglia. Quindi: ramerino fresco, colto dalla pianta (noi abbiamo delle piante in vasetto, comprate al supermercato).
Dopo un piatto cosi' della buona frutta e siete a posto e in pace col mondo fino all'ora di cena.

Ingredienti per 2 persone
300 gr di pici freschi (senza uovo!!), o bigoli, o scialatielli
90-100 gr di guanciale, tagliato a bastoncini
20-25 gr di burro, o dello strutto, se lo trovate
un bel pizzico di aghi di rosmarino appena colto
poco peperoncino rosso secco

Preparazione
Intanto che l'acqua per cuocere i pici si sta scaldando, in una padella grande abbastanza da contenere i pici cotti mettere il burro (ma se trovaste dello strutto sentireste la differenza....), gli aghi di rosmarino tritati grossolanamente e del peperoncino rosso secco sbriciolato. Come dico sempre: ognuno conosce il peperoncino suo. Quello che si vuole ottenere e' una piccantezza appena accennata. Poca, ma che si senta.
Il guanciale deve essere tagliato a bastoncini, meta' magro e meta' grasso. Se trovaste il guanciale di cinta senese sarebbe il massimo, ma siccome penso che voi, come me, non allevate la vostra cinta senese nella stanza accanto, andra' bene del guanciale normale.
Il consiglio e' di assaggiarlo di fronte al macellaio e se sentite che il sapore e' smorto, allora infamate il macellaio e andate altrove.
Se non trovate il guanciale il consiglio e' di non fare questo piatto. Ma se proprio non resistete, allora vi potete accontentare con della pancetta molto magra, tagliata spessa.
Accendere un fuoco basso e far sudare il guanciale finche' il grasso non diventa trasparente. Attenzione: la parte magra non deve tostare, deve restare morbida e rosata come nella foto. Siccome avete assaggiato il guanciale a crudo adesso sapete se dovete o no aggiungere del sale in cottura.
Buttare i pici nell'acqua bollente salata. E a proposito di assaggi: e' obbligatorio assaggiare i pici crudi e sentire: 1) quanto morbidi sono, e 2) quanto salati sono. Perche' se sono molto morbidi dovranno cuocere pochissimo, altrimenti un po' di piu'. Se sono sciocchi si aggiungera' del sale, ma dopo la cottura (altra figata da chef).
Se i pici da crudi erano molto morbidi basteranno 30 secondi da quando riprende il bollore, altrimenti un minuto. Cronometro alla mano e non sgarrate!!
Scolare i pici. Quando si scola mettere una tazza sotto il colino, in modo da avere dell'acqua di cottura bella amidosa, da usare dopo, durante il salto. Se da crudi i pici erano sciocchi aggiungere nel colino un po' di sale di buona qualita', macinato al momento.
Buttare i pici in padella e saltarli un paio di minuti a fuoco vivo. Dopo il primo minuto, ma solo se vi sembrano secchi (dipende dalla qualita' dell'impasto dei pici), aggiungere un po' d'acqua di cottura e continuare a saltare.
Impiattare guarnendo con altri aghi di rosmarino freschi, quindi, ognuno a proprio gusto, grattarci sopra del formaggio stagionato. Del pecorino se volete un risultato piu' "vivo", oppure del parmigiano se volete un risultato piu' "tondo".





















Vi saro' sembrato pignolo, ma tutti questi piccoli accorgimenti portano a un risultato eccezionale, non dico altro.
Un problema, a dire il vero, ci sarebbe: riuscire a finire i pici prima che si raffeddino troppo. In casa nostra non c'e' pericolo che questo accada, ma mi sembrava giusto avvisare.
Questo piatto, semplice e con ingredienti buoni, e' un antidepressivo garantito: finito di mangiare vi troverete a sorridervi l'un l'altro.

Provate :-)











Questa ricetta partecipa al contest della Juls Ricette per la felicita', sponsorizzata da "Macchine alimentari"


N.B. - In genere tutti i primi di pasta lunga e ben conditi rientrano nella mia categoria di ricette per la felicita'. A questa, di Pici, Guanciale e Rosmarino, sono pero' particolarmente legato.











Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo (Oscar Wilde)


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