08/04/20
Ceci n'est pas une Carbonara
Anche se può sembrare, non lo è. E' buona, è quasi zero grassi.
A parte la pasta servono solo tre ingredienti. E un pò di mano....
E' un piatto molto delicato, forse non adatto a chi non ha il palato in grado di apprezzare certe delicatezze.
E' anche veloce da fare, si prepara mentre la pasta bolle.
Ingredienti (per 2 persone)
350 ml latte
1 o 2 bustine zafferano in polvere
7 o 8 chicchi di pepe di Sichuan (ma anche nero)
Un pizzicone di sale
Formaggio grattato (pecorino giovane)
Esecuzione
Mentre la pasta cuoce (in cucina c'è sempre un "mentre") mettere il latte in un pentolino e farlo scaldare bene, senza bollirlo.
Quando e' caldo aggiungere il pizzicone di sale e lo zafferano in polvere.
Mescolare energicamente per far sciogliere lo zafferano e tenere in caldo, con fiamma al minimo.
Sulla quantità di bustine di zafferano dipende dalla qualità dello zafferano stesso: a volte basterà una bustina, altre volte ne seviranno due.
Intanto schiacciare il pepe. Schiacciarlo, non macinarlo. Io ho usato un batticarne, ma va bene anche il piatto di un coltello.
Io suggerisco di usare un pepe un pò aromatico, ma va bene anche il normale pepe nero, se si preferisce un po' di rudezza.
Cuocere la pasta molto al dente perché andrà ripassata sul fuoco.
Scolarla e rimetterla in pentola insieme al latte con lo zafferano sciolto.
Adesso, con mano sapiente, portare a cottura la pasta facendo ritirare il condimento, che deve risultare in una bella cremina.
Impiattare, cospargere con il pepe schiacciato e aggiungere un ciuffo piccolo di formaggio. Servire subito.
Alla prima forchettata vedrete il caratteristico "sguardo perso" di chi sta gustando una novità, e a ruota, ci scommetto, sentirete le lodi.
Sapori e profumi sono da gustare in tranquillità. Non vorrei dire che è una pasta da meditazione, ma insomma....
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18/09/17
MTC #67 -- PASTA CON I GUSCI
Questo mese la sfida MTC, la 67 , era sulla Pasta col Pesce.
La Sfida e' stata lanciata da Cristina Galliti, del blog Poveri Ma Belli e Buoni
(credits: La bravissima Francesca Carloni)
Riflessioni
Fare una pasta col pesce puo' essere facile, roba da 15 minuti. Basta comprare gli ingredienti surgelati e buttare tutto in padella mentre cuoce la pasta.
Oppure puo' essere difficile, contando anche i tempi di ricerca del pesce giusto, della sua preparazione e infine della cottura, che dev'essere ben pensata.
Ma ancor piu' difficile e' produrre un piatto che si differenzi dagli altri che saranno presentati nella sfida ("Io ne ho viste di cose che voi umani...").
Mi aspetto paste fatta in casa con nell'impasto di tutto e di piu' di quel che si puo' immaginare di edibile.
Mi aspetto uso di pesci piu' o meno esotici, o comunque di uso poco frequente. Chesso', per esempio il pesce Topo (6 specie nel Mediterraneo).
Oppure il pesce Chiodo (questo non so se esiste, ma se esiste il pesce Martello...).
Mi aspetto metodi di cottura molto semplici oppure molto sofisticati.
In barattolo, sottovuoto, in oliocottura, sul fuoco di un caminetto antico, o con "I raggi B che balenano nel buio vicino alle porte di Tannhäuser".
E' dura distinguersi in una sfida MTC da 180 concorrenti.
Tutti bravissimi, maledizione!!
E allora?
Allora ho deciso di stare sul classico, una pasta con i gusci. Ma fatta con cura.
Per esempio cuocendo separatamente gli ingredienti che hanno diversi tempi, o diversi tipi di cottura. Puntando ad esaltare profumi e sapori di mare tenendo separati i sapori dei diversi ingredienti, cosi' che si possano sentire e riconoscere una volta in bocca. Cotture brevissime, per conservare i sapori originali del mare.
Tra preparazione degli ingredienti e cotture varie se ne sono andate 3 ore buone.
Addio "piattini semplici e veloci", benvenuta qualita'.
Risultato buonissimo. Spiace solo che oltre alla descrizione il piatto lo si possa valutare solo guardando la foto, e non gustandoselo. Cari giudici non vi invidio.
Avvertenza -- Nel corso della descrizione di ingredienti ed esecuzione si troveranno delle note che spiegheranno il perche' di certe scelte
Ingredienti, per 4 persone
280 g di pasta "Reginette"
500 g di cozze
500 g di vongole "Lupini"
2 moscardini
3 cappasante
4 gamberi
4 scampi
50 ml vino bianco secco, dealcolizzato
100 ml di rum bianco "Bacardi Carta Blanca"
Olio, Peperoncino, Aglio, Rosmarino, Zeste di limone
NOTA -- La pasta scelta, le Reginette, e' di formato piu' grande rispetto a spaghetti o linguine, di solito usati nelle paste col pesce. Questo perche' secondo me pasta e condimenti devono essere di dimensioni comparabili, altrimenti non legano; e inforchettandoli non si prendono con le giuste proporzioni.
Le vongole "Lupini" sono state scelte perche' anche se sono meno saporite delle Veraci hanno un maggiore profumo di mare, che si sentira' nel piatto finito.
Il rosmarino e' usato nella cottura delle cozze secondo il gusto siciliano, in modo da aggiungere il profumo dell'estate.
Mentre per i gamberi si e' usato il vino bianco (dealcolizzato), negli scampi si e' sfumato con del rum, che aggiunge un lontano profumo di alcoli.
Niente prezzemolo, solo zeste di limone aggiunte fuori dal fuoco, a fine mantecatura. Per la freschezza.
Babbo, posso?
Esecuzione
NOTA -- Poiche' la pasta acquistera' sapore durante la mantecatura nel condimento lo scopo delle numerose e differenti cotture descritte nel seguito sara' quello di rendere il condimento piu' saporito e profumato di mare possibile.
Sgusciare e pulire i gamberi, separando le teste.
Scaldare le teste dei gamberi in poco o olio e uno spicchio di aglio. Schiacciarle per fare uscire i succhi, facendo attenzione a non frantumarle. Il liquido ottenuto sara' il primo componente del condimento. Altri componenti verranno aggiunti nel seguito. Le teste si estrarranno intere e non si procedera' facendo una bisque, perche', per quanto se ne dica, la lunga cottura conseguente appiattirebbe i profumi marini. Per lo stesso motivo (evitare le lunghe cotture) non si fara e non si potra' neanche chiamarlo fumetto.
D'ora in avanti lo si chiamera' semplicemente condimento.
Pulire le cappasante. Separare le due parti e aggiungere quella rossa, il corallo, al condimento. Far andare 4-5 minuti a fuoco medio.
A parte piastrare la parte bianca, detta noce, finche' i lati sono appena dorati. Se si cuoce troppo diventa dura e perde sapore.
NOTA anatomica -- Le cappasante sono ermafroditi. Il corallo e' la gonade, contenente sia organi femminili che maschili. La noce e' il forte muscolo che consente il movimento della cappasanta. Una vera propulsione a reazione.
Saltare i gamberi gia' sgusciati in poco olio e con uno spicchio di aglio. Aggiugere meta' del vino dealcolizzato. Dopo un paio di minuti estrarre i gamberi, tritarli grossolanamente a coltello e aggiungerli al condimento (quello cioe' iniziato con le teste dei gamberi).
Pulire e saltare brevemente i moscardini in poco olio. Separare i tentacoli e tritare grossolanamente la testa a coltello. Aggiungere il tritato al condimento. Tenere i tentacoli al caldo, da parte per la guarnizione.
Cuocere le cozze in poco olio e aglio insieme a un rametto di rosmarino, all'uso siciliano. Fitrare il liquido prodotto e tenerlo da parte. Sara' aggiunto al condimento in quantita' da stabilire al momento, tramite assaggi. Questo perche' il liquido prodotto dalle cozze e' abbondante e di sapore molto deciso.
Cuocere le vongole Lupini in poco olio, aglio e l'altra meta' del vino dealcolizzato. Filtrare il liquido prodotto e aggiungerlo tutto al condimento.
Sciacquare bene lo scampo, impalarlo con uno spiedino di legno e cuocerlo in poco oilo per un minuto. Aggiungere il rum e far ritirare quasi tutto. Tenere in caldo.
Se non lo si impala lo scampo al calore si arriccia.
Prendere il condimento, che a questo punto contiene: il liquido delle teste dei gamberi, il corallo delle cappasante, i gamberi tritati, la testa dei moscardini, il liquido delle vongole Lupini, meta' del liquido delle cozze. E frullare tutto.
Assaggiare e regolare di sale. Se all'assaggio il sapore delle cozze fosse prevalente non aggiungere altro. Se invece non lo fosse aggiungere altro liquido delle cozze e mescolare frullando.
Da notare che l'olio usato nelle varie cotture si ritrova tutto nel condimento e che frullandolo si ottiene una perfetta emulsione, adatta alla mantecatura della pasta.
Tenere il condimento in caldo.
Togliere una delle due valve sia alle cozze che alle vongole.
Cuocere le reginette al dente, scolarle non troppo e passarle ancora umide nella padella del condimento. Aggiungere un minimo di peperoncino fresco.
Mantecare fino a che le reginette siano avvolte da una cremina non troppo densa.
Impiattare velocemente in vassoietti ovali, disponendo la pasta sui lati e lo scampo al centro.
Spolverare con zeste di limone.
Mettere le noci di cappasanta nella loro conchiglia e disporre il tutto dal lato della coda dello scampo.
Cozze e vongole Lupini vanno alternate sulla pasta, insieme ai tentacoli dei moscardini.
Servire subito.
All'assaggio le reginette si sentono corpose e, grazie alla cremina formatosi in mantecatura, sature di sapori e profumi di mare.
Un concentrato.
In piu' le cozze, le noci di cappasante e le vongole Lupini aggiungono ognuna il proprio diverso sapore di mare. Lo scampo, una volta sgusciato, rilascia gli aromi di mare rimasti integri grazie alla cottura dentro il proprio guscio chiuso.
Un piatto che e' un viaggio nei gusti del mare.
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05/12/14
Spaghetti all'aringa domata
L'amica Graziella aveva fatto il condimento per spalmarlo su crostini bruscati, io ci ho fatto questi (meravigliosi) Spaghetti all'aringa.
Anzi, all'aringa "domata", perche' la preparazione dell'aringa attenua molte delle caratteristiche che dispiacciono ad alcuni. L'aringa, cosi' domata, e accompagnata da verdurine crude e bacche rosse, risulta quasi dolce pur mantenendo sapore e profumo di mare.
Il condimento si puo' preparare con molto anticipo e congelarlo per usarlo al bisogno, oppure conservarlo in frigo, ben coperto, per una settimana circa.
Sono soddisfattissimo del risultato, gli spaghetti sono risultati colmi di sapori e profumi.
Ingredienti per 4 persone
1 aringa affumicata e sottovuoto, la piu' grande possibile
1 costa di sedano verde
1 carota
3 cucchiai di bacche rosse (pepe rosa), non in salamoia.
1 foglia di alloro
Olio e.v.o.
Spaghetti buoni
Esecuzione
Mettere l'aringa a bagno per 24 ore nel latte. Dopo questo tempo, ammorbidita come sara', pulirla e sfilettarla.
Lavare bene i filetti e asciugarli. Metterli a bagno in olio e.v.o. insieme alla foglia di alloro per almeno 12 ore. Mentre la marinatura nel latte ha tolto molto dell'afrore tipico dell'aringa affumicata, il bagno nell'olio ammorbidisce ulteriormente la carne dell'aringa e ne arrotonda il sapore.
Preparare un trito finissimo di carota e sedano, tagliare i filetti in pezzi di 1 cm o poco piu', unirli al trito e bagnare con un po' di olio e.v.o. dell'ultima marinatura, con lo scopo di non far seccare il tutto.
Al momento dell'utilizzo far saltare gli spaghetti nel condimento, eventualmente aggiungendo un po' d'acqua di cottura, dipende da quanto sono al dente gli spaghetti.
Impiattare e cospargere con abbondanti bacche rosse e una piccolissima grattata di buccia di limone.
Un giro d'olio a crudo, inforchettare e godersela.
All'assaggio l'aringa da' sapore di mare, ma la forza originale derivante dall'affumicatura e dalla conservazione sono state domate. L'aringa e' quasi dolce e, ammorbidita com'e' dalla marinatura in olio, si scioglie in bocca.
Le verdure crude danno freschezza e contrasto di croccantezza, mentre le bacche rosse aggiungono ulteriore profumo. Piatto davvero goloso.
Con una scorta di condimento si mettono a tavola eventuali ospiti nel tempo di cottura degli spaghetti. E si fa anche bella figura.
Ve lo consiglio.
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01/11/14
Fettucce al burro d'olio e muddrica atturrata
Ricetta ideata per il contest "I magnifici 6", realizzato in collaborazione con l'Associazione Nazionale Città dell'Olio il cui messaggio e' "Proteggiamo e valorizziamo la Dieta Mediterranea e con essa l'Olio Extra vergine d'Oliva.".
Questa ricetta e' 100% vegana. Non e' gluten free ma puo' facilmente diventarlo.
La ricetta e' ispirata ad ingredienti siciliani e percio' e' realizzata con ingredienti tipici della regione, come olio di oliva extravergine delle valli trapanesi, latte di mandorla della zona di Avola e infine con la muddrica atturrata, un classico siciliano gia' conosciuto come "il formaggio dei poveri".
Ecco il piatto appena servito....
ESECUZIONE
Muddrica atturrata
Per chi non sa cos'e' la muddrica atturrata, e per chi crede di saperlo: la muddrica e' la mollica di pane e atturrata significa abbrustolita.
Ma attenzione, non mollica fresca e nemmeno sola mollica, quindi: mollica e crosta di pane ben secco grattugiato finemente e saltato in padella con un filo d'olio aggiunto
Il segreto per un'ottima riuscita consiste nel tostare il pane grattato e solo in seguito aggiungere l'olio. Se non si fa cosi' avremo del pane fritto, untuoso, e non la vera muddrica atturrata.
Mettere in una padella un centimetro di pan grattato ben steso e nient'altro.
Far andare a fuoco medio per 3 minuti. Poi mescolare e controllare se la parte di sotto, quella che si e' scoperta quando si e' mescolato, e' piu' scura di quella di sopra. Se non lo e' aspettare ancora un minuto e riprovare a mescolare. Quando il colore scoperto dopo la mescolata e' diventato piu' scuro togliere la padella dal fuoco.
A quel punto aggiungere a filo 2 cucchiai di olio. Per questa particolare ricetta ho scelto dell'olio leggermente piccante, autoprodotto, per dare un'ombra di piccantezza. Mescolare con energia, con lo scopo di far assorbire l'olio a tutta la massa e non solo a una parte.
Attenzione a non atturrare troppo la muddrica, perche' se verra' sul marrone anziche' sul biondo con tutta probabilita' sapra' di amaro.
Quando fatto spostare tutto in un piatto, perche' nella padella calda continuerebbe ad atturrarsi e si potrebbe rovinare prendendo di bruciato. Questo e' il colore ottimale, un biondo carico.
Burro d'olio
Io uso due diverse ricette, piu' o meno equivalenti. Nel seguito sono descritte entrambe.
Le dosi sono per 2-3 porzioni.
Prima versione.
60 g di olio extravergine oliva DOP delle valli trapanesi
50 g di latte di mandorla della zona di Avola
Un pizzichino di sale
1/2 cucchiaino di agar agar in polvere
Unire tutti gli ingredienti nel bicchiere del minipimer. Frullare per un paio di minuti. Lo scopo e' emulsionare bene i due componenti, l'uno oleoso, l'altro acquoso, e sciogliere la polvere di agar agar. L'agar agar serve per far addensare l'insieme, un po' come la lecitina di soia, che pero' a me non piace molto. E poi trovo l'agar agar di piu' semplice utilizzo.
Versare il frullato in un pentolino e scaldare a fuoco medio-basso, mescolando spesso, fino a che inizia a sobbollire. Continuare ancora per un minuto, sempre mescolando. Versare in un piccolo contenitore e mettere in frigo per almeno 20 minuti.
Seconda versione
60 g di olio extravergine oliva DOP delle valli trapanesi
40 g di burro di cacao puro 100%
20 g di latte di mandorla della zona di Avola
Un pizzichino di sale
3-4 gocce di succo di limone
Sciogliere il burro di cacao a bagnomaria o in microonde, a forza bassa.
Unire il burro di cacao sciolto agli altri ingredienti dentro il bicchiere del minipimer. Lo scopo delle gocce di limone e' smorzare un poco il sapore del burro di cacao.
Versare il frullato in un piccolo contenitore e mettere nel freezer per almeno 3 ore. Trascorso questo periodo rimettere nel minipimer e frullare bene, con lo scopo di incorporare aria. L'ideale sarebbe usare il Pacojet, ma io non ce l'ho, e penso neanche voi. Quando frullato riporre in frigo normale fino al momento dell'utilizzo.
Questa seconda versione e' un poco piu' macchinosa da produrre, ma il sapore e' leggermente migliore, piu' ricco, di quello della prima versione. Gusti.
Preparazione del piatto
Cuocere la pasta in acqua salata, scolarla e mescolarla con la muddrica atturrata in una zuppiera preventivamente scaldata. La zuppiera deve essere calda per evitare che la pasta si raffreddi, altrimenti il burro si sciogliera' con difficolta'. Consiglio di scaldare per un paio di minuti la zuppiera nel microonde. Quando fatto impiattare subito.
Mettere sopra alle fettucce un bel fiocco di burro d'olio.
Servire subito. Il burro d'olio al calore della pasta iniziera' a penetrarla e intriderla voluttuosamente.
All'assaggio si percepiscono bene sia l'olio che tutti gli altri sapori e profumi.
Il burro d'olio, che via via si scioglie, rende sempre piu' fluide le fettucce mentre le si inforchettano, riempiendo del sapore dell'olio tutto l'insieme.
In bocca la muddrica aggiungera' contrasto di consistenza e sapore di pane.
In sottofondo si apprezza un sentore di mandorle e un'ombra di piccantezza.
Un insieme decisamente saporito e sensuale.
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01/01/14
Scialatielli, baccala' e Crème fraîche (cfr. Edonismo)
Ricetta "bianca", adatta ai pranzi di vigilia, ma non di penitenza.
E' infatti un primo piuttosto godereccio, colmo di sapori e di soddisfazione.
Intanto la pasta: gli scialatielli, il cui nome e' tutto un programma, perche' deriverebbe da scialare (godere) e tiella (padella). E' una pasta fresca "condita", nel senso che non e' composta solo di acqua e farina, ma che in aggiunta contiene basilico, latte, formaggio grattugiato. E' anche stesa molto spessa; e masticarla significa praticare del vero edonismo (edonismo, dal greco antico Edoné, "piacere").
Una volta cotti gli scialatielli sono saltati in una salsa bianca di baccala' e crème fraîche e cosparsi di basilico e buccia di limone. Vedremo come combinare il tutto, ma il risultato e' un vero peccato di gola.
Dopo questo attizzamento di salivazione passiamo agli scialatielli: possiamo farceli in casa, freschi, oppure comprarli gia' fatti. Diffidare degli scialatielli secchi, essiccandosi questi hanno sicuramente perso sapori e profumi. Semmai optare per quelli confezionati sottovuoto. Attenzione pero', la ricetta originale non e' quasi mai rispettata perche' manca il "condimento" interno alla pasta e ci sono invece solo acqua e farina. Io vi ho avvertiti, tanto vale farsi gli scialatielli in proprio.
Scialatielli
Ingredienti, 4 persone
200 g di farina 00
Pari peso di semola rimacinata
100 ml di latte
2-3 cucchiai da cucina di pecorino di tipo dolce, grattugiato
1 cucchiaio d’olio e.v.o.
1 uovo (opzionale, molto opzionale)
7-8 foglie di basilico
1 pizzico di sale, se serve
Preparazione
Lavare, asciugare le foglie di basilico e tritarle finissimamente. Mescolare le farine e setacciarle. Aggiungere il pecorino e, se il pecorino non e' troppo salato, anche il pizzico di sale. Formare la fontana e aggiungere l'uovo (opzionale, ognuno ha i suoi gusti), l'olio e il latte.
Impastare per un paio di minuti poi aggiungere il basilico tritato, quindi impastare con forza per circa 10 minuti.
Infine formare una palla, avvolgerla nella pellicola e lasciar riposare a temperatura ambiente, mezz'ora o piu'.
Stendere una sfoglia piuttosto spessa, sui 3 mm, e lasciarla asciugare pochi minuti. Arrotolare la sfoglia e tagliarla a coltello come se fossero tagliatelle, ma larghe sui 4 mm e lunghe una decina di cm o poco piu'. Ecco fatti gli scialatielli.
Dopo tagliati allargarli su un panno e spruzzarli con altra semola. Non aspettare troppo a cuocerli, altrimenti seccano.
Baccala'
Deve essere ben sbagnato e dissalato, oltre che spellato. Tagliarlo in pezzi di un paio di cm, infarinarli e friggerli brevemente. Nell'olio mettere anche uno spicchio di aglio intero sbucciato.
Crème fraîche
Ne serve una tazza circa. La si trova ormai anche nei supermercati. Se non la trovate la potete autoprodurre aggiungendo a della panna fresca (non pastorizzata, ripeto NON) 2-3 cucchiai di succo di limone. Riporre in frigo, coperta, per 24 ore.
Se si teme che la crème fraîche sia troppo acida (a taluni puo' sembrare), allora un'ottima alternativa e' l'uso del formaggio molle francese chiamato Tartare, che contiene anche erbe aromatiche e una puntina di sapore di aglio. In questo caso non aggiungere lo spicchio d'aglio nella frittura del baccala'.
Preparazione
Tritare a coltello il baccala', o frullarlo brevissimamente.
Mettere a cuocere gli scialatielli in abbondante acqua salata.
In una padella abbastanza capiente da saltarci la pasta mettere la crème fraîche e il baccala'. Omogeneizzare bene l'insieme a fuoco medio.
Se invece della crème fraîche si e' optato per il Tartare, allora aggiungere acqua di cottura della pasta. L'insieme deve risultare bello fluido.
Essendo freschi gli scialatielli cuoceranno in un minuto, massimo due (in Toscana per la cottura della pasta fresca diciamo "Buttata e levata").
In ogni caso scolare gli scialatielli molto al dente e saltarli a fuoco vivo in padella.
A fuoco spento aggiungere anche basilico spezzettato, dei pomodorini ciliegino tagliati in due o in quattro e una grattata di buccia di limone.
Impiattare subito e darsi all'edonismo di cui sopra.
Gia' guardare il piatto suggerisce godimento sensuale, con tutti quegli abbracci e aggrovigliamenti.
All'assaggio il sapore deciso del baccala' e' mitigato dalla dolcezza interna alla pasta e il palato e' stuzzicato dall'asprigno della crème fraîche e dalla freschezza aggiunta dal limone.
Un vero peccato di gola, l'ho gia' detto.
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03/11/13
Pasta cavolfiori e acciughe
Che fare quando l'ispirazione manca e il blog ti batte sulla spalla e ti dice: "Scusa, sai, ma non ti pare di trascurarmi?".
Semplice: si prende una ricetta vecchia e la si arricchisce con qualche dettaglio. Allora il blog vede arrivare qualcosa e per il momento si accontenta.
Ho scelto la pasta con cavolfiore e acciughe, che di suo e' facile e gustosa.
I dettagli che arricchiscono questa pasta sono la maggiorana fresca e la buccia di limone. Un risultato davvero intrigante.
Ingredienti per 2 persone
Mezzo cavolfiore
3 spicchi di aglio
Poco peperoncino
3-4 rametti di maggiorana fresca
7-8 filetti di acciughe sott'olio
Mezzo bicchiere di vino bianco
Una padellona
Buccia di limone
Un sacchetto (curiose, eh?)
Preparazione
Far lessare le cimette senza salare l'acqua, cosi' la cavolitudine resta intatta. Mettere in un sacchetto di stoffa rada i rametti di maggiorana, o le sole foglie se avete la pazienza di toglierle dai rametti. E' il classico sacchetto della nonna, che impedisce alle foglie di andare in giro per trovarsele poi tra i denti, ma consente di far passare tutto l'aroma.
Nella padellona far soffriggere l'aglio tritato in copioso olio evo insieme al peperoncino. Sfumare con vino bianco e quando l'alcol e' evaporato aggiungere le cimette e il sacchetto della nonna.
Far andare a fuoco medio mescolando per una decina di minuti o finche' le cimette cominciano a disfarsi. Eventualmente aggiungere un po' d'acqua per omogeneizzare.
Nel frattempo scolare i filetti di acciuga e tagliarli in 3-4 pezzi. Lasciare un filetto intero per guarnire la porzione e fare i fighi.
Verso la fine della cottura togliere il sacchetto della nonna e schiacciare meta' delle cimette con la forchetta.
La meta' ridotta in poltiglia avvolgera' la pasta e la penetrera' (ossignùr, sembra una cosa sessuale).
L'altra meta' fara' da contrasto di consistenza.
Assaggiare e regolare di sale, ma fare attenzione, perche' poi le acciughe aggiungeranno la loro forte sapidita'.
Gia', e le acciughe? Vanno aggiunte appena spento il fuoco, dando una (una!) mescolata. Un altro piccolo trucco e' non far cuocere le acciughe. Molti le fanno soffriggere nell'olio fin dall'inizio, ma e' un errore, perche' il risultato da' sull'amaro. Ed e' piacevole trovare dei piccoli pezzi saporiti mentre si mangia.
Quando la pasta e' cotta al dente farla saltare nel padellone, eventualmente, ma non obbligatoriamente, aggiungendo un po' d'acqua di cottura.
Impiattare, magari con un coppapasta e premendo un filetto d'acciuga intero su una parete (siamo fighi, o no?).
All'assaggio si sentono distinti i sapori dell'orto dato dal cavolfiore piu' il sapore del mare dato dai pezzetti di acciuga che fanno la loro comparsa a sorpresa in mezzo alla pasta; e infine l'aroma penetrante e fresco della maggiorana. Una piccola grattatina di buccia di limone aggiunge profumo di agrumi.
Risultato intrigante, da provare.
Aggiornamento: la ricetta e' stata inserita nella Raccolta 2 di Cristina (WOW!)
QUI il sito di Cristina, grande estimatrice del pesce povero, ma buono. Sull'argomento aveva anche tenuto uno Show Cooking da noi in Toscana, l'avevo citata in un mio precedente post, e ritratta con la padella alzata :-)
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08/07/12
Pasta fredda buona
Sara' pure che all'aumentare della temperatura di questo Luglio aumenti anche la pigrizia mentale, ma non mi e' riuscito di trovare un titolo diverso. Magari un titolo capace di destare la curiosita', che sia sciccoso, criptico o bizzarro, che sveli e non sveli.
Niente da fare, cervello vuoto. Ma almeno questo "Pasta fredda buona" e' un titolo breve ed esplicativo. Consoliamoci cosi'.
Pasta fredda, quindi. Ormai sembra che accendere i fornelli e proporre piatti caldi sia peccato mortale. E allora che fredda sia.
Ma: buona? Beh, si. Odio quelle farfalle piu' o meno scotte, piu' o meno scivolose e acquose, piu' o meno unte, piu' o meno cariche di sottaceti e di chissa cos'altro. Ma soprattutto odio quelle paste che non sanno di niente.
Allora, se pasta fredda ha da essere, che almeno sia stuzzicante, che invogli a mangiare perche' e' gustosa. Poi deve essere veloce da fare e con pochi ingredienti. Personalmente diffido di quei piatti dove ci sono millanta ingredienti, quasi che aggiungere, aggiungere, aggiungere, desse una patente di bonta'. E con cosi' tanti ingredienti il palato non riconosce niente di familiare, insomma viene imbrogliato. Certo: fare delle ricette valide ma semplici e' difficile, ma poi quando dicono "Buono, davvero, cosa ci hai messo?" un dilettante come me si sente gratificato.
Passiamo alla ricetta....
Ingredienti per 2 persone, sfinite dal caldo
150 gr di pasta piccola, cosi' non c'e' nemmeno da girare la forchetta
1 Melanzana viola polputa
1 Limone
8-10 Pomodorini pizzutelli, circa 200-250 gr.
1/2 cucchiaino di zucchero
Sale
Un giro d'olio evo
Preparazione
Le melanzane servono gia' grigliate. Si possono grigliare o piastrare, e dopo si possono anche surgelare, cosi' da usarle quando servono. L'avvertenza e' di ottenere fette non piu' grandi di mezzo cm. Altra avvertenza consiste nel non salare le fette per "togliere l'amaro", perche' le melanzane che oggi si trovano non sono veramente amare, e perche' il sale toglie via i succhi che danno sapore alla melanzana, lasciando delle fette stoppose e dal sapore di cartone. Vade retro!!!
Se le melanzane erano surgelate vanno portate piu' o meno a temperatura ambiente.
Cuocere la pasta, scolarla al dente ed abbattere la sua temperatura in frigo.
Sul perche' conviene usare il frigo date una letta a questo mio recente post.
Poco prima di andare a tavola prendere le fette grigliate di melanzana e tagliarle a quadratini sul mezzo cm. Salare senza timidezza il trito e irrorarlo col succo di un limone.
Tagliare a pezzi i pomodorini e metterli nel bicchiere del minipimer o del robot da cucina insieme al mezzo cucchiaino di zucchero (che smorzera' l'acidita' del pomodoro) e a una presa di sale.
Frullare tutto insistentemente, fino a ottenere una crema.
Togliere dal frigo la pasta e condirla con tutta la crema di pomodoro, salvo un paio di cucchiai.
Sul fondo di una fondina individuale fare uno spesso strato di melanzana al limone. Metterci sopra la pasta condita con la crema di pomodoro e fare un giro di olio e.v.o. Guarnire con una cucchiaiata di crema di pomodoro e una foglia di basilico. O, se vi piace, con una fogliolina di menta. Una grattatina impalpabile di buccia di limone completera' il tutto.
All'assaggio si percepisce il fresco del pomodoro crudo, assieme al sapore intrigante di melanzana grigliata e all'asprigno e rinfrescante limone.
Un primo vegetariano, leggero da digerire, praticamente a zero grassi.
Vediamo se anche a voi diranno: "Buono, cosa ci hai messo?"
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02/05/12
Pasta alla Carrettiera - Versione siciliana povera, ma vera
Mio padre si diplomo' Perito Minerario a Caltanissetta nel 1928.
All'epoca le zone di Caltanissetta e di Enna erano quelle che producevano la maggior quantita' di zolfo, che era l'unica vera risorsa dell'interno della Sicilia.
In quei tempi gli Ingegneri erano veramente pochi e quei pochi di solito erano padroni di qualcosa e qualcuno, non erano impiegati alle dipendenze di altri.
Percio', allora, essere Perito, come lo era mio padre, era gia' molto. Diciamo che l'equivante odierno sarebbe un executive, un capetto. Quindi mio padre trovo' subito lavoro nel settore delle miniere, a Trabonella, dove lo chiamavano, per invidia e per sfotterlo, "l'ingegnericchio".
La Sicilia produceva allora la grande maggioranza dello zolfo mondiale. Le esportazioni raggiungevano tutto il mondo. Purtroppo, pero', un nuovo metodo di estrazione, sperimentato negli Stati Uniti e non applicabile in Sicilia per la geologia del luogo, stava immettendo sul mercato lo zolfo a prezzi inferiori e percio' erodendo gravemente le vendite dello zolfo siciliano.
Questo, e la crisi del '29 che, sia pure con ritardo, colpi' il resto del mondo, convinsero mio padre a gettare al vento tutte le nozioni minerarie apprese e a far domanda nelle Ferrovie dello Stato. In quanto diplomato ottenne subito il posto di capo della stazione di Dittaino. Ma questa e' un'altra storia.
Comunque negli anni di supervisione della miniera pote' vedere con i suoi occhi com'era il lavoro di minatori e carusi. Lavoro pesante e per i carusi anche degradante, ma benvenuto, perche' altro lavoro non si trovava.
La vita nelle miniere di zolfo siciliane e' conosciuta da pochi, ma se volete farvi un'idea guardate QUI
E' interessantissimo. Saltate pure le prime due o tre pagine e iniziate dalle foto in bianco e nero, anzi color seppia.
Non solo il lavoro di minatori e carusi conobbe dal vivo mio padre, ma anche quello del cosiddetto indotto, come quello dei carrettieri. Loro provvedevano al trasporto dei pani di zolfo raffinato dalla miniera alla ferrovia.
Da li' i pani sarebbero stati portati al mare, e spediti via nave in tutto il mondo.
Ecco quindi che e' da mio padre (che dal vivo conobbe anche il lavoro dei carrettieri e le loro abitudini) che arriva la ricetta della pasta alla carrettiera. Quella vera, povera e saporita.
Prima di arrivare alla ricetta, ancora qualche parola sul mestiere ormai scomparso dei carrettieri, e sui carrettieri stessi, gia' nel dopoguerra travolti dal progresso dei trasporti a motore.
I carrettieri erano un po' come gli autisti dei corrieri di oggi, trasportavano merce altrui, e a volte persone, in cambio di qualche soldo.
Allora, come oggi, i trasporti conto terzi erano un lavoro poco remunerativo. Capitava che un carrettiere che trasportasse qualcosa per conto di un contadino non ricevesse neanche denaro, ma invece patate e acciughe salate. La vita era dura.
Normalmente un carrettiere partiva nel tardo pomeriggio, finito il carico, e viaggiava di notte, anche per evitare il caldo dell'estate siciliana. A volte piu' carri si aggregavano, altre volte il carrettiere viaggiava in solitudine.
Ma tutti -e pochissimi lo sanno- cantavano. Per far passare le ore, o perche' era tradizione, non si sa piu'.
Una canzone molto popolare aveva un ritornello che faceva: "Tira cavaddru miu, tira e ccaminaaa....".
Dopo un po' era ora per carrettiere e cavallo di riposare e mangiare qualcosa. Gli scarsi denari non permettevano certo ai carrettieri di fermarsi nelle osterie, percio' mangiavano quello che si erano portati da casa.
Poca cosa. Le finanze erano quelle che erano, quindi pochi e poveri ingredienti. La pasta pero' riempiva la pancia ed era calda. Ogni carrettiere portava con se' degli spaghetti, una pentolina, dell'aglio secco, un cartoccio con del sale, una scodella (sbreccata) di terraglia, una boccetta d'olio, del pane, di solito secco, una grattugia.
Un fuoco lo si improvvisava sempre, l'acqua si trovava, qualche erba aromatica la si rubacchiava o la si trovava spontanea sui bordi della strada.
Ecco qua sotto gli ingredienti
Oggi si trovano in rete tantissime ricette di pasta alla carrettiera, tutte ricette che un carrettiere, nella vita reale, non si sarebbe potute permettere.
La ricetta che segue e' la piu' povera, quindi la piu' vera.
E' a base di aglio crudo, ma voglio avvertire che la convinzione che l'aglio crudo non si possa digerire e' assolutamente errata. E' vero invece il contrario: l'aglio cotto, specie quello soffritto in olio, con l'alta temperatura delle cotture perde tutte quelle sostanze che lo rendono benefico e soprattutto digeribile.
Non ci vuol credere mai nessuno, ma tutti quelli che ho convinto a mangiare questa ricetta, per prima mia moglie Anna Maria, sono rimasi sorpresi dalla facilita' di digestione.
Nessun fenomeno collaterale, compreso l'alito, grazie alle sostanze contrastanti contenute nel prezzemolo. Alito assolutamente neutro.
Insomma, vi esorto a lasciar perdere, per una volta, i pregiudizi e provare a gustare questa ricetta.
Resterete sorpresi.
Ingredienti per persona
80-90 gr di spaghetti
1 spicchio di aglio bianco
2-3 cucchiai di olio e.v.o.
una presa di sale
un bel ciuffo di prezzemolo
un canto di pane un po' secco
una grattugia, no microplane
Preparazione
Mentre la pasta cuoce tritare piu' fine possibile il prezzemolo e metterlo nella scodella.
Sbucciare l'aglio e grattarlo sul prezzemolo. Grattare il tozzo di pane, in modo da aiutare a far cadere l'aglio rimasto impastato nella grattugia, e poi continuare fino a coprire il piatto con un fine strato di pan grattato.
Aggiungere la presa di sale e 4 o 5 cucchiai di acqua di cottura della pasta.
Mescolare il tutto con la forchetta.
Scolare la pasta e versarla nella scodella. Mescolare senza timidezza per far amalgamare pasta e condimento. Se del caso aggiungere altra acqua della pasta, il risultato deve essere da subito ben fluido, anche perche' il pane assorbira' molta dell'umidita'.
Fare sulla scodella un giro d'olio, mescolare e cominciare a inforchettare.
Non crederete alle vostre papillle.

All'assaggio l'aglio si sente poco, in ogni caso solo il profumo, ma non il sapore forte che uno si aspetterebbe. Il prezzemolo, che dev'essere abbondante, da' anch'esso profumo.
Il pane grattato formera' una cremina che vi lascera' estasiati.
Lasciate i pregiudizi e, credetemi, dopo le prime due forchettate griderete al miracolo.
Sentirete e gusterete profumi e sapori nuovi, e troverete tutto molto delicato.
Provate, sara' una sorpresa!!
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26/04/12
Risotto d'alpeggio - Fontina e fiori di Lavanda
Questa e' la fioritura della lavanda che Anna Maria aveva trapiantato tempo fa. Il profumo sotto il sole e' inebriante e, unito al ronzio delle api, trasporta all'istante su qualche prato alpino assolato.
Detto fatto, ho improvvisato un risotto con fontina e fiori di lavanda.
Buono e profumatissimo.
Ingredienti per persona
70 gr. di riso, per me Roma
1 cipollotto bianco
2 cucchiai olio e.v.o. leggero
Brodo di verdura
20 gr di Fontina DOP
Un pugnello di petali di fiori di Lavanda
Preparazione
Tritare finissimamente il cipollotto, solo la parte bianca. Tagliare la fontina a cubetti di 1/2 cm al massimo. Il brodo dev'essere bollente.
In una casseruola far soffriggere il cipollotto nell'olio e, non appena accenna ad imbiondire, ma anche prima, versare un mezzo mestolo di brodo di verdura. Far evaporare tutto il brodo, icosi' che il cipollotto, gia' insaporito nell'olio, stufera' e perdera' l'eccesso di cipollosita' lasciando solo l'aroma.
Mentre il cipollotto sta stufando a parte far tostare il riso a secco.
Quando il brodo del cipollotto e' quasi tutto consumato aggiungere il riso tostato e mezzo mestolo di brodo. Mescolare bene, finche' anche questo brodo e' evaporato, poi portare il riso quasi a cottura nel modo solito, mescolando spesso.
Con il riso ancora al dente versare un mestolo di brodo e la fontina tritata. Mescolare bene finche' la fontina si e' sciolta. A questo punto il riso dovrebbe essere cotto al punto giusto. Assaggiare e regolare di sale. Se il risotto appare un po' liquido niente paura: nel tempo che si impiatta e si serve la consistenza sara' perfetta.
Impiattare e cospargere abbondantemente il piatto con i petali dei fiori di lavanda, senza timidezza.
Avevo anche provato ad aggiungere i fiori mentre il riso era a fine cottura, ma si perdeva molto del profumo. Quindi il risultato (e il gradimento) migliore e' quello con i petali cosparsi sul piatto.
All'assaggio si sente il latteo della fontina mescolarsi al profumo di lavanda, che, esaltato dalla temperatura del risotto, esplode in bocca.
Questo risotto piacera'.
Ve ne accorgerete dagli occhi persi dei commensali al momento della prima forchettata: si sentiranno su quel prato di lavanda, al sole.
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22/04/12
Penne strascicate nel guanciale di cinta senese, ricotta e ramerino
Il mio territorio e' la Toscana, e tipicamente toscane sono le "Penne strascicate". Sono dette strascicate perche' dopo cotte vengono padellate, cioe' "strascicate", dentro un "sugo" che di solito e' di carne, il classico sugo della Domenica. Oppure anche il classico sugo d'arrosto.
Altro cibo legato al territorio toscano, e piu' specificamente al territorio senese, e' il guanciale. In questo caso ho scelto del guanciale di cinta senese, una razza di suini che per fortuna non e' estinta, ma che, allevata allo stato brado, fornisce dei prodotti di altissima qualita'.
Ecco, provando a innovare un piatto tradizionale toscano, ho strascicato le penne in un condimento di guanciale di cinta senese. Poi, sempre per mantenere forti legami col territorio, ho aggiunto del burro e della ricotta del Mugello. Questi sono ottenuti da latte di vacche mugellane, note non solo per la bonta' della carne, ma anche per il sapore intenso del loro latte.
Infine ho profumato con del ramerino (nel resto d'Italia conosciuto come rosmarino), colto al primo sole del mattino, quando profuma di piu'.
Basta parole, passiamo ai fatti....
Ingredienti per 2 persone
200 gr di penne di buona qualita'
120 gr di guanciale di cinta senese
30 gr di burro mugellano
1 cucchiaio di elio evo
50 gr di ricotta mugellana
Aghi di rosmarino, da due rametti di 15 cm
Peperoncino rosso, che i vecchi toscani chiamano "zenzero"
Preparazione
Tagliare il guanciale a bastoncini spessi circa un cm. Tritare finemente gli aghi di rosmarino.
In una padella, possibilmente di ferro, mettere il burro, l'olio, il guanciale, gli aghi di ramerino tritati finemente e un piccolo pezzo di peperoncino. Per quest'ultimo la quantita' dipende da quanto e' piccante: noi vogliamo che nel risultato finale si senta un'ombra di piccantezza, niente di piu'.
Far andare a fuoco medio per qualche minuto, saltando, con lo scopo di far sciogliere il saporito grasso del guanciale. Il guanciale deve restare morbido, non deve diventare croccante. Assaggiare e regolare di sale.
Cuocere le penne ben al dente, scolarle conservando poca acqua di cottura e "strascicarle" a fuoco vivo in padella. Verso la fine aggiungere la ricotta a dare un'ultima strascicata. Servire con ciuffetti di rosmarino.
All'assaggio le penne sono avvolte dal sapore vivo del guanciale di cinta senese, leggermente stemperato dal latteo della ricotta. Il rosmarino aggiunge il profumo delle colline toscane inondate di sole.
Decisamente un piatto che richiama l'estate e la pienezza dei sapori del territorio.
Abbinare con un Chianti di non piu' di due anni.
Questa ricetta partecipa per la regione Toscana all'Abbecedario Culinario, organizzato dalla Trattoria Muvara.
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22/03/12
Due spaghetti per Emidio
Ci risiamo, direte voi: i soliti titoli criptici. In realta' e' semplicissimo, almeno per chi frequenta Gente del Fud, perche' Emidio e' il deus ex machina dell'iniziativa, e sempre a pieni giri.
(Ben lo sa chi collabora con lui: Piero, Rita, Valentina, Flavia, e altri).
Bene, ho saputo che a Emidio la cannella piace quasi smodatamente, quindi queste due ricette sono facilmente intitolabili a lui.
Di primi con la cannella ce ne sono molti, salati e dolci, con aggiunte varie e strane.
In quasi tutte le ricette la cannella e' utilizzata come aromatizzatore di sfondo e non e' l'ingrediente principale. Io invece volevo usarla come ingrediente principale per un goloso primo.
Senza troppi altri ingredienti, anche, perche' la cannella deve primeggiare. Ho allora creato due piatti di spaghetti con pochissimi ingredienti, ma secondo me con ottimi risultati.
Come nota aggiungo che far bene le ricette semplici e' sempre molto difficile. Per esempio quando si vuol provare l'abilita' cuciniera di qualcuno gli si chiede di preparare degli spaghetti al pomodoro. Il poveretto gioisce internamente: "E che ci vuole?".
Il risultato e' sempre desolatamente inferiore a quello che un cuoco esperto ottiene senza sforzo.
Anche queste due ricette, che a leggerle sembrano facili, richiedono invece un po' di attenzione e di equilibrio.
Il risultato sara' allora da gourmet, almeno nei giudizi di chi le ha assaggiate e giudicate.
Uno di questi giudici e' la mia (il piu' delle volte) dolce Anna Maria, giudice inflessibile (forse anche un filino sadico?) delle mie preparazioni.
Insomma, sono soddisfatto. Se Emidio le vorra' provare mi faccia sapere che impressioni ne ha tratto.
Spaghetto 1
Ingredienti per ogni persona
90-100 gr di spaghetti buoni (fare nomi e' superfluo)
1 lt di acqua
1 cucchiaio da cucina colmo di cannella in polvere
25 gr di burro
Buccia grattugiata di 1/4 di limone della Costiera
Sale grosso
Preparazione
Mettere a bollire l'acqua per cuocere la pasta. Solo quando bolle aggiungere senza timidezza del sale grosso e il cucchiaio di cannella in polvere. Mescolare vigorosamente per evitare che si formino dei grumi. Quando il bollore e' ripreso buttare gli spaghetti. Gia'adesso in cucina si sparge un profumo di spezie che inebria. Al posto degli spaghetti si possono usare anche vermicelli o fettucce, a gusto.
Mentre la pasta cuoce in una casseruola che possa contenere gli spaghetti mettere il burro, un piccolo pizzico di sale e la buccia grattugiata del limone. Se e' un limone della Costiera fare attenzione, il suo profumo alla fine potrebbe prevalere su quello della cannella, semmai metterne un po' meno e riaggiungerlo a crudo nel piatto.
Quando il burro e' sciolto spengere il fuoco.
Al momento di scolare gli spaghetti riaccendere il fuoco sotto il burro, scolare gli spaghetti e passarli nel burro caldo, mescolando per un mezzo minuto. Non di piu'. Guardate che bel colore la cannella ha dato agli spaghetti durante la cottura...
Impiattare velocemente, spruzzare (moderatamente, non smodatamente) con polvere di cannella e aggiungere piccole zeste di buccia di limone.
Gia' nel piatto il profumo che sale e' inebriante. All'assaggio gli spaghetti restituiscono la cannella assorbita in cottura, il burro ammorbidisce l'insieme e rende fluenti gli spaghetti. Il profumo di limone aggiunge freschezza.
Tutta questione di equilibrio, dicevamo, ma risultato garantito. Buonissimo.
Spaghetto 2
Qui gli ingredienti sono gli stessi, varia il metodo di cottura.
Niente cannella nell'acqua, ma nella casseruola col burro, che deve essere aumentato come dose da 25 a 30-35 gr.
Far sciogliere il burro e far bollire per una trentina di secondi, mescolando bene per omogeneizzare il tutto.
Quando la pasta e' cotta saltarla nel burro e cannella e impiattare, spruzzando sopra altra polvere di cannella e le zeste di buccia di limone.
All'assaggio questi spaghetti 2 hanno un sapore diverso, piu' soft, rispetto agli spaghetti 1. Questo perche' la cannella e' stata in contatto con gli spaghetti solo durante il salto, e non per tutta la cottura, come per gli spaghetti 1.
E' una preparazione piu' delicata rispetto alla prima, ma ovviamente dipende dai gusti.
NOTA - La fetta di limone non e' li' per bellezza. Non solo, almeno. Finiti gli spaghetti succhiare la fettina serve a pulire la bocca, in preparazione delle portate successive.
Insomma: provate questi golosi spaghetti, farete un figurone.
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