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06/02/20

Spaghetti Carote, Zenzero, Pecorino


Sono passati sedici mesi dall'ultima pubblicazione di una ricetta.   Vicende personali mi avevano tolto ogni voglia di cucinare e inventare.
Adesso sto tentando di riemergere e ieri ho provato a fare qualcosa di nuovo. 

Ho fatto questi spaghetti che semplicisticamente si possono chiamare "Spaghetti Carote, Zenzero e Pecorino".  
Oppure, scherzosamente, "Spaghetti metà e metà", e il perché lo scoprirete solo leggendo.



Semplicisticamente o scherzevolmente, ma dietro c'è una progettazione accurata.
Come risultato finale tenetevi per buono che sono spaghetti veramente buoni, delicati, equilibrati e veloci da fare.

Come al solito io preferisco ricette con pochi ingredienti, dove ognuno di essi si possa sentire separatamente.  Non quelle ricette con millanta ingredienti cotti approssimativamente.   

Vediamo qualche dettaglio...

Alcune regole di buona cucina dicono che in ogni piatto ci dev'essere; un po' di dolce, un po' di asprigno, un po' di aromi, qualcosa di morbido e qualcosa di croccante.   Il tutto entro limiti di equilibrio.

Perché ognuno di questi elementi risalti questo piatto utilizza la tecnica di cottura del "metà e metà", che semplicemente vuol dire che gli stessi ingredienti sono aggiunti metà all'inizio e metà più avanti.  Cucinando in questo modo la prima metà assicura il giusto grado di cottura, mentre la seconda il giusto apporto di sapori, aromi e croccantezza.
Questo in generale, ma per questo piatto serve un accorgimento in più: bisogna fare in modo che spaghetti e condimento risultino ben legati, vedremo come.


Nota - le quantità sono indicate per persona. Se del caso eseguire le opportune moltiplicazioni.


Gli ingredienti


80 g di spaghetti o vermicelli (proteine almeno 13%)
60 + 15 g di carote
3 cucchiai da cucina di olio e.v.o.
3 fette a velo di cipolla dolce (Tropea o Certaldo)
30 g di formaggio pecorino mediamente stagionato
2 cucchiaini da tè di zenzero in polvere
Mezzo bicchiere abbondante di vino bianco secco
Brodo di carne leggero (o di pollo)
Buccia di limone
Sale q.b. e pepe di mulinello, se piace.


Esecuzione


Tagliate la carota a cubetti di mezzo cm. non più grandi.  Questa è la parte più noiosa.   Dividete i cubetti in due parti, una da 60 g e l'altra di 15.     Affettate la cipolla a velo.   Tenete il brodo in caldo.
In una casseruola mettete l'olio, la cipolla e 60 g di cubetti di carote.  Cipolla e carote daranno il dolcino al risultato.  Fate andare finché la cipolla è cotta ma non rosolata.   Aggiungete uno dei due cucchiaini di zenzero in polvere, che darà un po' di amaro e piccantezza.  Quindi il vino bianco, che darà il tocco di acidità.
Io avevo una bottiglia aperta di prosecco e ho usato quello, è andato benissimo.  Basta che sia un vino secco e non fruttato.
Fate ritirare il tutto, mescolando, e attendete gli spaghetti.
Cuocere gli spaghetti molto al dente, ma molto, devono piegarsi a fatica, scolateli e versateli nella casseruola del condimento.   Aggiungere un piccolo mestolo di brodo caldo, il rimanente cucchiaino di zenzero in polvere e i rimanenti 15 g di cubetti di carote.
Lo zenzero darà l'ultimo colpetto di aroma e i cubetti costituiranno la parte croccante.
Salate e fate andare a fuoco medio, mescolando spesso, in modo che gli spaghetti cedano dell'amido e rendano il risultato cremoso.  Aggiungete via via piccoli mestoli di brodo caldo.  Io pensando al risultato ho in mente il termine "bavoso".
Quando gli spaghetti saranno cotti, ma ancora al dente, toglieteli dal fuoco e incorporate il pecorino, mescolando vigorosamente.   Se il risultato non e' abbastanza bavoso aggiungete poco brodo.
Impiattate, magari con l'aiuto di un forchettone e di un coppapasta, finite il sopra con un pizzico di pecorino e con del limone grattugiato (la freschezza).



Il risultato è un insieme di sapori, aromi e colori che a me è piaciuto molto.  Tutti gli ingredienti si sentono separatamente, ma nessuno prevale.  Elegante e equilibrato.  Si presenta ben amalgamato, e c'è cremosità e croccantezza.   C'è il latteo saporito del pecorino e la freschezza del limone.
Insomma: è buono.   Anzi, goloso.   

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12/02/17

Incursione nel Gluten Free - Biscottoni al miele farciti







Eccomi a provare anche la cucina Gluten Free, GF per gli addetti ai lavori.
Entro in questo campo per pura curiosita' e non spinto da motivi di salute o di regime alimentare.  Un'amica mi ha fatto scoprire un gruppo Facebook dedicato a questo tipo di cucina, un gruppo di oltre 600 iscritti (per la prudenza che e' d'obbligo per gli ultimi arrivati evito l'uso del termine "membri").
Come prima cosa c'e' da scegliere cosa cucinare, e siccome mancano due giorni a San Valentino, la scelta e' semplice e ruffiana: cuori.
Immagino dei biscotti di frolla di grandi dimensioni, cioe' dei biscottoni da 10 cm, accoppiati.  Farciti da una gelatina di frutta allo zenzero e glassati a specchio con della marmellata rossa, di lamponi.   Il colore rosso e' quello tradizionale con il quale vengono rappresentati i cuori, mentre per la gelatina allo zenzero il motivo e' diverso.
L'insieme di questi biscotti, della farcia e della glassa e' una metafora del matrimonio, o comunque dei rapporti tra innamorati.
Ci sono i due componenti, i dolci biscotti al miele, che perfettamente si accoppiano.  Sono sovrastati da una  rossa passione, la glassa a specchio.    Tra i due c'e' un rapporto dolcissimo e a un tempo asprigno, ossia la farcia di marmellata di limone.  Ma insieme a questo dolce c'e' anche lo stuzzicante pizzicorino dello zenzero.   C'e' tutto questo in un rapporto affettivo, quindi per San Valentino questi biscottoni farciti sono adeguati alla circostanza.

Questa era l'idea.  Poi naturalmente c'e' la realizzazaione, e qui cominciano i problemi.  Nel campo GF sono un neofita ed e' normale sbattere contro problemi tutti nuovi.  Ho fatto qualche prova e buttato nella spazzatura un paio di infornate.  Ma alla fine penso di essermela cavata decentemente,
Di sicuro i sapori e i contrasti tra di essi erano squisiti.   I biscotti, una frolla al miele, erano cosi' teneri che si scioglievano in bocca.
In conclusione, al di la' dell'aspetto esteriore, in questi biscotti di sostanza ce n'era, e tanta.  Sono soddisfatto.

Ingredienti, per 7-8 biscottoni di 10 cm
180 g di farina "Mix-it" della Schaer
70 g di burro freddo di frigo
50 g di fecola di patate
60 g di miele d'acacia
1 uovo a temperatura ambiente
1 cucchiaino di lievito senza glutine
Essenza di vaniglia
Tagliabiscotti a forma di cuore, circa 10 cm di lunghezza

Ingredienti per glassa a specchio e farcia
Marmellata di lamponi
Marmellata di limone e zenzero
2 cucchiai di acqua
2 cucchiai di agar-agar in polvere

Note
Sono partito da una ricetta tra le tante trovate in Internet e ho fatto qualche variazione, giusto per fare esperienza.
Per il primo impasto in assoluto di frolla GF non ho voluto rischiare e ho utilizzato un mix di farine gia' pronto, di una nota casa produttrice.   Sulla dose sono partito da 150 g e in corso d'opera mi sono accorto che l'impasto era troppo morbido, percio' ho aggiunto a occhio dell'altra farina e la quantita' indicata, 180 grammi, e' piu' o meno quella corretta.  Ho imparato che le farine GF assorbono meno liquidi rispetto a quelle "glutinose".
Come in tutte le frolle il burro deve essere di frigo e le uova a temperatura ambiente.
Al posto dello zucchero ho utilizzato del miele e la fluidita' di questo ha probabilmente causato l'accessiva morbidezza iniziale dell'impasto.
Per mantenere la forma a cuore dei biscotti anche durante la cottura li ho infornati ancora dentro il tagliabiscotti.   Risultato perfetto, ma ho dovuto cuocere un biscottone alla volta.
Per le marmellate ho scelto versioni bio.  Per gelificare io preferisco l'agar-agar perche' solo dosando la polvere si puo' stabilire la densita' del gel, da fluido a solido.  E se ci si sbaglia basta riscaldare di nuovo e ritentare variando le percentuali di acqua e agar-agar fino alla densita' voluta.

Esecuzione
Sul piano di lavoro preparare la classica fontana con la farina, la fecola di patate, l'essenza di vaniglia, il cucchiaino di lievito.  Aggiungere il burro tagliato a piccoli cubetti e lavorare con la punta delle dita fino ad ottenere un insieme "sabbioso".   Quindi aggiungere il miele ed amalgamare.  Infine aggiungere l'uovo e impastare finche' l'insieme non sara' liscio.  Non prolungare l'azione di impasto, altrimenti in cottura il burro verra' fuori.  Far riposare in frigo, coperto con la plastica, per almeno mezz'ora.  Se anche restasse tutta una notte in frigo non succede niente.  Portare il forno a 180 gradi, per me ventilato.
Quando si decide di formare i biscotti premere e scaldare un poco con le mani l'impasto, tagliarne un pezzo e stenderlo su un piano di lavoro infarinato utilizzando un mattarello anch'esso infarinato.
Non premere troppo col mattarello o l'impasto si crepera'.  Insomma sfiorare piano l'impasto, non schiacciarlo.
Fermarsi quando l'altezza dell'impasto e' sui 3 mm, piu' o meno.  Ungere l'interno del tagliabiscotti e premere con questo sull'impasto steso.   Sulla teglia da forno si sara' intanto steso della carta forno e la si sara' unta con del burro.   Spostare con attenzione biscotto e tagliabiscotto dal piano di lavoro alla carta forno.   Con attenzione perche' l'impasto e' molto friabile, molto.
Dopo i primi tentativi e relativi spatasciamenti ho utilizzato la spatola con cui si servono le lasagne e cosi' ho potuto trasportare biscotto e tagliabiscotto senza problemi.
La cottura avverra' con il tagliabiscotto ancora infilato nell'impasto, cosi' che questo sia forzato a mantenere la forma.   Infornare per circa 20 minuti.
Per il grado di doratura, che dipendera' anche dallo spessore al quale si e' tirato l'impasto, regolarsi a occhio.
Nella foto sotto un esemplare di biscottone appena sfornato.  E ancora sotto diversi biscottoni cotti lasciandoli tempi diversi in forno.  Tutte prove per farsi un'idea di come questo impasto reagisce al calore.









Attenzione allo sformo e al trasporto dalla placca a un piatto per il raffreddamento, perche' anche da cotti questi biscotti di frolla sono fragilissimi.  Anche qui ho usato la spatola da lasagne.

Per il montaggio occorre operare in due tempi.  Prima impostare la farcia sul biscotto inferiore, poi versare la glassa sul biscotto superiore e infine, con estrema cura, comporre l'insieme.
Per le glasse e la farcia ho proceduto come per le normali gelatine, utilizzando l'agar-agar.   Solita prassi: mettere in un pentolino, mediamente, 1 cucchiaio di acqua e 2 cucchiai di marmellata.  A seconda della densita' desiderata aggiungere 1, 2 o piu' cucchiaini di agar-agar in polvere.  Far andare a fuoco basso, mescolando, fino a una temperatura intorno agli 80 gradi, mai superiore.  Far raffreddare fino ai 30-40 gradi per versare o spalmare.
Mentre per la farcia ho gelificato fortemente, cosi' che il ripieno restasse sul biscotto inferiore e non se ne andasse in giro, per la glassa superiore la gelificazione era piu' leggera, cosi' da poter versare la glassa con un cucchiaio.
Per la farcia ho inserito il tagliabiscotti e ho delicatamente premuto la farcia.  Delicatamente, perche' premendo senza delicatezza avevo gia' frantumato due biscotti.   Dopo aver messo la farcia spostare il tutto in frigo per almeno mezz'ora, per facilitare la solidificazione.
Nel frattempo usando un cucchiaio e un po' d'attenzione versare la glassa a specchio di lamponi sul biscotto superiore.  Nella foto sottostante un tentativo di glassatura.  Si notano due diversi errori... 1) La glassa e' troppo fluida e cola ovunque, nella prova successiva ho aumentato l'agar-agar. e 2) Per spandere la glassa ho premuto troppo e ho rotto il biscotto in tre o 4 pezzi. Si vedono le linee di frattura.




Anche qui mettere in frigo per facilitare la gelificazione.
Al momento di comporre l'insieme usare la solita spatola da lasagne e niente movimenti bruschi.   L'impasto e' talmente leggero e friabile che e' facile far danni.
Quando si sbriciola le maledette briciole e l'appiccicaticcio si spandono e si attaccano dappertutto.   Io di solito dopo che ho cucinato pulisco meglio che posso, non da lasciare luccicante, ma pulito questo si'.  Ma poi arriva mia moglie (altrimenti nota come La Santa Donna) e ripulisce tutto da capo.   Mentre lo fa dice sempre "Io vorrei sapere come fai a fare tutto questo sporco".
Le mogli...





All'assaggio l'insieme di questi biscotti dona diverse (piacevolissime) sensazioni.   Intanto il corpo dei biscotti si scioglie letteralmente in bocca: sono pur sempre dei frollini a grana fine. O forse, date le dimensioni, dovrei dire frolloni.  Il miele nell'impasto si sente bene.  La glassa a specchio di lamponi, che e' cremosa e non solida, inonda la bocca col sapore di bosco.  Quando si arriva alla farcia la si sente consistente e la si deve, questa, masticare.  E qui il sapore di limone riempie la bocca, mentre lo zenzero col suo leggero pizzicore si fa sentire e stuzzica.
Una vera goduria.  Sono un po' laboriosi questi frolloni farciti, ma sono squisiti e di sicuro successo.



Con questi frolloni farciti partecipo al #GFCalendar con il miele del mese di febbraio di Gluten Free Travel & Living con la partecipazione di Cristina di … Per Incanto





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26/05/16

Bocconcini di baccala' su squacquerone, sfoglia di parmigiano e aromi vari -- Quasi una cheesecake salata























Questa ricetta partecipa alla Settimana dello Stoccafisso e del Baccala', all'interno del Calendario del Cibo Italiano  della Associazione Italiana Food Blogger

E' una ricetta del 2014, con la quale ho partecipato a un contest dell'amica Cristina Galliti , contest nel quale mi hanno assegnato un premio speciale.
Nel contest si chiedeva di realizzare piatti nei quali ci fosse abbinamento tra pesce e formaggi.
Ho scelto del baccala' dissalato e l'ho abbinato a dello squacquerone, formaggio fresco e molle tipico della Romagna.  Per dettagli sullo squacquerone vedere QUI.
Se e' davvero fresco (di giornata) e' quasi dolce, ma con appena una punta acidula.   A me piace moltissimo e quando sono in Romagna ne faccio buona scorta, stivandone gran parte direttamente nello stomaco.
Per dare un fondo di maggior sapore a questa preparazione ho aggiunto una base di due sfoglie di grana.
Il tutto contornato da una dadolata di patate speziate e ulteriormente arricchito da erbe aromatiche.

Nella struttura e' quasi una torta cheesecake salata e come tale potrebbe partecipare all' MTChallenge numero 57.
Peccato pero' che per alcuni particolari non rispetti il regolamento e pertanto non l'ho potuta presentare.

Comunque si voglia considerare questo piatto, a me e' piaciuto moltissimo e ve lo propongo.





















Ingredienti, per ogni persona
100 g di baccala', gia' ben dissalato
80-100 g di squacquerone, o simile.  Dal frigo.
Farina di semola rimacinata
4 Foglie di basilico
Grana grattugiato
1 patata grande o 2 piccole
1 cucchiaino di zenzero in polvere, o grattato al momento
Un pizzico di paprika dolce
Farina di semola rimacinata
Foglioline di timo, per guarnire
Coppapasta da 10 cm
Olio di semi di arachide


Esecuzione

Sfoglie di grana
Grattate il formaggio grana piu' fine possibile sul fondo di una padella antiderenteve.  Fate scaldare lentamente, si vedra' il formaggio sciogliersi e i vari pezzetti unirsi. 
Quando, saggiando i bordi con una forchetta, questi si solleveranno senza rompersi estraete la sfoglie che si sara' formata e appoggiatela su una superficie piana.   Spianatela da eventuali pieghe e, ancora calda, tagliatela con un coppapasta da 10, ottenendo un disco che si lascera' raffreddare.  Di sfoglie producetene due.   Le prime volte la sfoglia vi si potranno rompere, ma dopo qualche tentativo si imparera' a occhio qual'e' il momento giusto per alzarle dalla padella. Serve solo un fuoco molto basso e tanta pazienza.

Baccala'
Tagliate il baccala' a strisce di 1-2 cm e quindi a cubetti di 1-2 cm.
Rotolate i cubetti nella semola rimacinata, dove prima avrete aggiunto un bel pizzico di paprika.
In una padella versate abbondante olio di semi di arachide e friggete i bocconcini di baccala' fino ad un colore biondo chiaro.  
A quel punto togliete i bocconcini, scolateli e rotolateli un'altra volta nella  semola e paprika.  Rimettete in padella e friggete fino a un bel colore dorato carico.
Questa cottura in due tempi consente di formare una crosticina bella spessa, cosi' da far sentire bene i sapori di semola e paprika.
Tenere in caldo.

Patate
Sbucciate le patate, tagliatele a fette di 1 cm, poi a strisce da 1 cm, poi a cubetti di 1 cm.   Tagliandole della stessa misura verrano poi tutte cotte allo stesso modo, senza quel misto di colori tra chiaro e bruciacchiato.  
In una padella versate abbondante olio di arachidi e lo zenzero.   Friggete i cubetti sino al colore dorato, non di piu'.   Scolate, salate con moderazione e tenete in caldo.

Impiattamento
Tagliuzzate a coltello il basilico.   Sul piatto ponete le due sfoglie di grana sovrapposte e su di esse il basilico.
Allineate sulle sfoglie il coppapasta e comprimeteci dentro 2 cm o 3 di squacquerone.
Sopra allo squacquerone mettere i dadi di baccala' e intorno le patatine allo zenzero.   I dadi di baccala' eventualmente in eccedenza appoggiateli all'esterno.   Cospargete il baccala' con poco basilico tritato e le patatine con foglioline di timo.
Sfilate il coppapasta e servite immediatamente.























All'assaggio i vari sapori e profumi arrivano insieme, ma ben distinguibili l'uno dall'altro.   Arrivano il sapore di mare dei bocconcini, con un lieve sentore di paprika nella crosta, il latteo dello squacquerone, il profumo del basilico, il dolce del grana alla base.
E poi le patatine, leggermente piccanti di zenzero e profumate di timo.
Una sinfonia, fatemelo dire.
Apprezzate anche i contrasti: il caldo-freddo tra i bocconcini e lo squacquerone e il croccante-morbido, tra bocconcini, squacquerone e la base di sfoglie di parmigiano.
Una delizia di sapori e profumi.

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07/03/16

Riso basmati con curcuma, zenzero, bacche di goji -- Per influenzati


















In questo incerto inizio di primavera, dove sole, neve e tempeste di vento si alternano e' facile prendersi raffreddori e influenze.
Cosi' ecco cosa puo' aiutare: "Riso Basmati con curcuma, zenzero, bacche di goji".
Raffreddori e influenze sono temporanei, ma fastidiosi, con febbre, mal di gola, e altri inconvenienti anche piu' spiacevoli.
Ci si puo' imbottire di medicine, e allora la malattia dura qualche giorno, oppure stare al letto e al caldo, e allora la malattia dura gli stessi giorni.
Ci si puo', pero', alimentare con cibi che aiutino a contrastare i sintomi. 
Vitamina C, antiossidanti e simili aiutano
In questo piatto ho usato riso (per gli inconvenienti intestinali), curcuma (noto antiossidante), zenzero (per il mal di gola, grazie ad una amica, a proposito) e bacche di goji per la vitamina C.
Magari l'insieme non sara' risolutivo della malattia, ma almeno e' buono.

Ingredienti, per persona
80 g di riso Basmati
1 cucchiaino di curcuma in polvere
4-5 cm di radice di zenzero
Un pugnello di bacche di goji disseccate

Esecuzione
Mettere a cuocere il riso (che io ho scelto di qualita' Basmati perche' mi piace) in acqua moderatamente salata.   Far cuocere per 15-20 minuti, o piu', dipende dai gusti.
Intanto sbucciare la radice di zenzero e tagliarla a cubetti piccoli, diciamo tra il mezzo centimetro un centimetro.
Mettere a rinvenire in poca acqua tiepida le bacche di goji.  Dopo tre-quattro minuti scolare bene le bacche.
Poco prima di togliere il riso dal fuoco versare il cucchiaino di curcuma in polvere e mescolare bene.
Scolare il riso, mescolarci zenzero e bacche di goji e impiattare.

















All'assaggio chi avesse conservato un po' di senso del gusto sentira' l'aroma e il leggero amaro della curcuma, il pizzichino dello zenzero e il dolciastro delle bacche di goji.
L'insieme non e' niente male.
Con tanti auguri di rapida guarigione.

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27/11/14

MTC 43, Neruda, Burns, cipolle -- E muffin






















Sapete come vengono le idee: senza preavviso.       Questa era un'idea prepotente: muffin con cipolla caramellata al sale e speziato.
Lo voglio non dolce, appena salato e, possibilmente, buono.
Muffin alla cipolla, allora, e sia.
Se devo citare, come richiesto dal regolamento di MTC 43, un brano che possa avermi ispirato (per via della cipolla), allora vinco facile: il premio Nobel Pablo Neruda, e scusate se e' poco, ci ha fatto persino un'ode....


Ode alla cipolla   (Pablo Neruda)

Cipolla
luminosa ampolla,
petalo su petalo
s’è formata la tua bellezza
squame di cristallo t’hanno accresciuta
e nel segreto della terra buia
s’è arrotondato il tuo ventre di rugiada.
Sotto la terra
è avvenuto il miracolo
e quando è apparso
il tuo lento germoglio verde,
e sono nate
le tue foglie come spade nell’orto,
la terra ha accumulato i suoi beni
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come con Afrodite il mare remoto
copiò la magnolia
per formare i seni,
la terra così ti ha fatto,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata a splendere
costellazione fissa,
rotonda rosa d’acqua,
sulla
mensa
della povera gente.
Generosa
sciogli
il tuo globo di freschezza
nella consumazione
bruciante nella pentola,
e la balza di cristallo
al calore acceso dell’olio
si trasforma in arricciata piuma d’oro.

Ricorderò anche come feconda
la tua influenza l’ amore dell’ insalata
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti forma fine di grandine
a celebrare la tua luminosità tritata
sugli emisferi di un pomodoro
Ma alla portata
delle mani del popolo,
innaffiata con olio,
spolverata
con un po’ di sale,
ammazzi la fame
del bracciante nel duro cammino.

Stella dei poveri,
fata madrina
avvolta
in delicata
carta,esci dal suolo,
eterna,intatta,pura,
come semenza d’astro,
e quando ti taglia
il coltello in cucina
sgorga l’unica lacrima
senza pena.
Ci hai fatto piangere senza affliggerci.

Tutto quel che esiste ho celebrato,cipolla,
ma per me tu sei
più bella di un uccello
dalle piume accecanti,
ai miei occhi sei
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone innevato

e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina.
















AVVISO PER FRANCESCA: segue parte chiaccherologica, puoi saltare tranquillamente piu' sotto, a "FRANCESCA PUOI RIPRENDERE DA QUI". 

Se devo essere sincero Neruda, pur Nobel che sia, mi piace ma non mi emoziona.    La sua poesia in questa ode e' visuale e bella, ma un po' fredda.
Per me sono tante parole legate l'una all'altra con mestiere consumato.
Mi attirero' sicuramente le critiche di chi se ne intende piu' di me, ma e' cosi'.

Io sono per una poesia piu' sanguigna, piu' di sostanza che di forma e metrica.      Per quanto riguarda le cipolle piuttosto che a Pablo Neruda mi sento piu' congeniale a Robert Burns, poeta nazionale scozzese, vissuto nel '700.
Personaggio interessante, scrisse poesie e testi di canzoni.   Critico' (e per cio' fu a sua volta criticato) la societa' del suo tempo, che considerava i lavoratori una risorsa da spremere.  
Descrisse anche l'altro lato di quella societa', dove il bere era forse l'unico conforto del popolino povero contro le difficolta' della vita.
Personaggio poco noto in italia, visse in molti luoghi, ebbe molte amanti, scrisse dei capolavori e mori' a soli 37 anni.
A me Robert Burns e' venuto in mente perche' ero convinto che avesse scritto "Ode a un pasticcio di cipolle", ma mi sbagliavo.
Aveva invece scritto un'ode sull'haggis, che contiene, questo si, molta cipolla.  Oltre a essere un festival del quintoquarto.  Dettagli sull'haggis, QUI















Robert Burns e' una gloria nazionale scozzese.   Mentre in Inghilterra e' noto come "lo Shakespeare scozzese", gli scozzesi, fieramente, chiamano Shakespeare "il Burns inglese".
La fierezza scozzese non muore mai, si dice, e anni fa ne ho avuto la riprova.      Eccovi un aneddoto personale, con un preambolo necessario a capire il finale sulla fierezza scozzese.
Anni fa lavoravo a Milano, erano gli anni della Milano da bere, e avevo una societa' di brokerage assieme ad H., un tedesco che trovava l'Italia piu' piacevole della Germania. 
Entrambi non residenti a Milano, avevamo preso in affitto una suite in un noto residence, praticamente due appartamenti uniti, con la cucina in comune ma per il resto completi e separati, anche se comunicanti attraverso un enorme living.    Quella sistemazione era piu' economica per la nostra azienda, che non due separate.    E comunque il residence e' la soluzione ideale per uomini senza famiglia: pulizie, lavanderia, etc. e' tutto compreso.   Lavoravamo come matti fino a tarda sera e, salvo che non dovessimo cenare con qualche cliente, ci sfamavamo, sfiniti, in una trattoria di quartiere vicino all'ufficio.
Una sera mentre uscivamo dalla trattoria il socio ricevette una telefonata di Ireen, una sua "ex-amica" inglese desiderosa di riagganciarlo.   Gli disse che aveva piacere di venirlo a trovare.   Solo questo e niente di piu', assicuro', tanto che arrivava con un'amica al seguito.
Questo mio socio era un tipo di cacciatore che riusciva a tenere in piedi piu' di una storia contemporaneamente, uno che aveva dato alla centralinista una lista di ragazze con indicato a fianco con quali voleva parlare e quali no: "Mi spiace, il Sig. H. e' fuori.  No, non ha detto quando rientra, etc etc".
Siccome la tipa era venuta in compagnia, H. mi chiese di aiutarlo e di tenere occupata l'amica. 
In breve, le incontrammo sotto l'ufficio: due donne eleganti, chiaramente appena uscite da un pomeriggio di parrucchiere ed estetista.
Lisce e profumate, cosi' apparivano.
La tipa di H. chiese graziosamente di andare a cena "in un bel posto".
Noi, senza nemmeno guardarci (ma nostro malgrado) rispondemmo che era un piacere, cosi' potevamo, dopo tante ore di stancante lavoro, dedicarci a una bella serata in loro compagnia.
Percio' ci dirigemmo verso un ristorante cinese modaiolo e molto chic e, gia' sazi come eravamo, dovemmo fare un'altra cena. 
Noi assaggiammo qua e' la', loro invece fecero un vero spregio alla dieta.   Quando ci eravamo incontrati sotto l'ufficio H. e la tipa si erano salutati affettuosamente, da buoni ex, mentre l'amica mi aveva scrutato con l'aria di "Vediamo cosa mi e' capitato...".
(Carloni, stai leggendo?)
Io, per mia parte, ho iniziato a tenere compagnia all'amica, mentre H. e la tipa erano gia' passati a una animata discussione tra ex.  
Ed eccoci al punto: avevo chiesto sorridendo all'amica: British?   Lei mi aveva fulminato con lo sguardo e con la testa subito eretta aveva risposto: Scottish!.

Bene, pensai,  principio si' giolivo ben conduce.....

Questo per confermare personalmente quanto gli scozzesi si sentano fieramente diversi dai disprezzati inglesi.

Tornando a Burns e alle cipolle, in realta' un legame c'e': aveva scritto dei versi, che ebbero subito successo, in un misto di inglese e dialetto scozzese.  Versi che ancora oggi vengono recitati ogni 25 Gennaio, data del suo compleanno, in occasione della cena tradizionale, la Burns supper.
















Prima di incidere l'haggis con un coltellaccio viene recitato il famoso ringraziamento in versi "The Selkirk grace", di Burns stesso:

"Some hae meat and canna eat,
And some wad eat that want it,
But we hae meat and we can eat,
Sae the Lord be thankit".


che, tradotto, suona come...

"Alcuni hanno la carne ma non possono mangiare,
Altri la vogliono e non la possono mangiare,
Ma noi abbiamo la carne e possiamo mangiare,
sia quindi ringraziato il Signore".

Subito dopo viene recitata l'ode: Address to a Haggis, sempre di Robert Burns.    Non la riporto perche' e' piuttosto lunga, ma se vi interessa potete verificare quanto sanguigno fosse Burns leggendo originale e traduzione in italiano QUI
Per inciso, guardate di chi e' il sito web che lo ha pubblicato: e' di un produttore di whisky. 
Sull'uso del whisky a tavola con l'haggis un collega mi ha raccontato che a una cena a Greenock era ospite di un IBM executive.   E che dopo che l'haggis era stato sbuzzato il suo commensale aveva versato sopra al contenuto bollente un bicchierone di whisky.
I fumi alcolici che si erano levati sarebbero stati in grado di ubriacare chiunque non fosse stato battezzato scozzese.

























Robert Burns ha lasciato molti scritti, essenzialmente poemi che sono considerati un segno per le future generazioni, specie nei paesi di lingua inglese.
Per esempio John Steinbeck ha titolato la sua novella del 1937 "Of mice and men" (in Italia "Uomini e topi") citando una parte di un sonetto di Robert Burns...
"The best laid schemes o' mice an' men / Gang aft agley".

Ha anche scritto, su musica di una ballata del '300, il testo di una canzone celebre ancor oggi, "Auld Lang Syne". 
La canzone parla dei buoni vecchi tempi e viene tradizionalmente suonata per indicare la fine di certi eventi.    Ad esempio in America e' suonata allo scoccare della mezzanotte di S. Silvestro per salutare l'anno vecchio.
Vediamo se ascoltando la versione strumentale riconoscete Auld Lang Syne

In Italia e' nota come "Valzer delle candele", in Francia come "Ce n'est qu'un au revoir" (Non è che un arrivederci), in Giappone e' "Hotaru no hikari" (La luce delle lucciole).

Altra cosa interessante e' il cappello derivato dal poema "Tam o'shanter", poema che descrive una serata, iniziata da Tam alla taverna "Kirkton Jean's" dove il livello alcolico viene elevato ad altezze inusitate.
La serata prosegue col ritorno a casa, dove gli si presentano visioni del diavolo e di streghe intente a prepararsi al sabba.  Streghe che, interrotte da Tam (che aveva adocchiato una strega discinta, Nannie Dee) lo vogliono ghermire, ma dalle quali riesce poi a scappare.
Altra curiosita':  Tam era stato attirato da una camiciola molto corta di Nannie Dee, che cosi' mostrava le sue nudita'.  La camiciola corta (cutty) in scozzese e' chiamata sark, e cutty sark, guarda caso e' diventato poi il nome di un whisky e di un veliero.   Nel veliero la polena scolpita sulla prua e' proprio la raffigurazione della discinta Nannie Dee.

























Tornando al cappello, si guardi il disegno riprodotto qui sotto, dove Tam e' seduto alla  Kirkton Jean's, intento ad elevare il tasso alcolico.
Tam e' quello al centro con un cappello floscio.


















Quel berretto e' chiamato ancor oggi proprio "Tam o' shanter".    E' realizzato con i colori dei vari clan e indossato nelle occasioni nelle quali gli scozzesi si vestono in costume.
















E' anche utilizzato dai militari, in reggimenti scozzesi, inglesi e canadesi, ognuno con un proprio tartan.





























FRANCESCA PUOI RIPRENDERE DA QUI




















Insomma, un tipo come Robert Burns mi ispira piu' di Pablo Neruda, e per me sono entrambi legati alle cipolle.
Potevo io non tenerne conto pensando a un nuovo tipo di muffin?

Cosi' ho costruito mentalmente la ricetta: il muffin dovra' risultare leggermente salato, in modo da poter essere proposto in un aperitivo o come inconsueto antipasto caldo; dovra' avere il corpo leggermente piccante, quindi con dentro dello zenzero; dovra' avere la cipolla, ma caramellata al sale; e questa cipolla dovra' colpire il palato perche' profumata con una spezia spiazzante (mi si scusi il bisticcio): chiodi di garofano.
Dopo la costruzione mentale ho fatto un paio di prove e il risultato e' stato davvero molto buono.


Ingredienti per 6 muffins

Secchi
150 g farina 00
1/2 cucchiaino sale fino
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino di zucchero semolato
1 cucchiaio da cucina di zenzero in polvere

Liquidi (a temperatura ambiente)
60 g di burro fuso
1 uovo
150 ml latte intero
2 cucchiai da cucina di olio e.v.o.

Caramellizzazione cipolla
1/2 cucchiaio da cucina di chiodi di garofano macinati
1 cipolla rossa di 100 g da caramellare
12-15 cucchiai da cucina di zucchero semolato


Esecuzione
Accendere il forno e impostarlo su statico e 180 gradi.
Mescolare, setacciandoli, gli ingredienti elencati in "Secchi".
Mescolare in altro recipiente gli ingredienti elencati in "Liquidi".
Sbucciare la cipolla, tagliarla a meta', togliere la parte bianca all'interno e affettarla per uno spessore di circa 3 mm.
In una padella versare 6 cucchiai da cucina di acqua e 6 di zucchero semolato.   Far sciogliere a fuoco medio.   Quando sciolto versare le fettine di cipolla e coprire con altri 6-10 cucchiai da cucina di zucchero.
Continuare per qualche minuto, agitando la padella, finche' le cipolle diventano trasparenti e il liquido sara' molto addensato.  Dopo un minuto circa, quando l'insieme e' ancora ben fluido cospargerlo di sale e macinarci sopra i chiodi di garofano.    Macinare i semi aromatici sul momento e' uno dei miei trucchi: in questo modo tutto l'aroma, che finora era rimasto integro all'interno del seme, diventa totalmente disponibile per la ricetta.
Continuare, sempre muovendo la padella, finche' le cipolle diventano quasi trasparenti e il liquido e' piuttosto denso.
Attenzione a non farlo troppo denso: inclinando la padella tutto deve spostarsi pigramente, non restare fermo.
In realta' questa non e' una vera e propria caramellizzazione, perche' e' stata aggiunta acqua fina dall'inizio.  E' piu' una cottura delle cipolle in un denso sciroppo, ma per brevita' ho usato il  termine caramellizzazione.
Ungere gli stampi per i muffin.  Da un po' di tempo uso uno staccante spray e sono molto contento dei risultati, lo sformo e' praticamente istantaneo.   Il rovescio della medaglia e' che lo spruzzo vaporizzato va a ungere anche l'immediato intorno dello stampo e bisogna asciugarlo.  Dettagli.
A questo punto ci siamo: versare gli ingredienti secchi nel contenitore di quelli liquidi e mescolare con i classici 10 giri di cucchiaio.
Versare l'impasto negli stampi per lo spessore di un centimetro.
L'impasto scendera' lentamente, e' ammesso aiutarlo con qualcosa (io uso un dito).  L'importante e' non pressare l'impasto nello stampo, ma lasciare che vi si adatti.  Prelevare con una forchetta una buona quantita' di pezzetti di cipolla caramellata, facendo sgocciolare il liquido, e posarli al centro dell'impasto nello stampo, senza fargli arrivare a toccare i bordi.
Coprire con altro impasto fino ad arrivare a tre quarti di altezza.
Infornare per 30-40 minuti.  Sfornare quando la superficie del muffin e' bionda, non marrone, perche' questo tipo di impasto diventa duro facilmente e vi trovereste a presentare non dei muffins, ma dei corpi contundenti.
Lo sformo e' indolore, basta girare gli stampi e dargli un colpetto.
Appena sformati i muffins si possono decorare con pezzetti di cipolla appoggiati sulla cupola, ma lo sconsiglio perche' molti vedono la cipolla e pensano all'alito.  Niente di piu' errato, caramellizzazione e cottura hanno tolto l'acre sapore della cipolla, cosi' e' meglio applicare il detto "occhio non vede cuore non duole".
Vanno serviti caldi, o meglio tiepidi, per permettere ai profumi di svilupparsi, ma e' possibile conservarli in frigo per giorni e scaldarli al microonde (tenuto medio-basso) poco prima di servirli.





































Sono in difficolta'.  Come faccio a descrivere l'insieme di sapori e profumi di questi muffins? 
Aprendoli, o addentandoli direttamente, si e' raggiunti da tre diversi profumi: lo zenzero, le cipolle caramellate, i chiodi di garofano, tutti esaltati dal calore.
In bocca si sente subito il sapore dell'impasto, moderatamente salato, quel tanto che basta per stuzzicare l'appetito e insaporito dallo zenzero.   Continuando si sente il sapore della cipolla caramellata e dei chiodi di garofano.  Si resta incantati.
Tutto l'insieme risulta leggerissimamente piccante e lo si sente sulla labbra.
Insomma: un insieme goloso, che invita a prenderne ancora uno.
E magari un altro.
Un successo, ve li consiglio.
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23/09/14

Riso sapori e colori, per MTC n. 41
















Il tema di questo mese era ingannevolmente semplice.
Riso, e la piu' ampia liberta', salvo qualche piccola condizione.
Una di queste era il divieto di risotto.  Peccato, avrei scritto un poema su quello che avrei prodotto e proposto.  Ma forse e' meglio cosi', perche' io sono un "integralista" del risotto e sarei forse passato per fanatico e intollerante.
Risotto a parte, inutile dire che la liberta' lasciata all'interpretazione ha messo in imbarazzo molti partecipanti, in cerca di qualcosa di davvero originale.
Al solito ci sono proposte bellissime da guardare, e/o buonissime da gustare, oppure, infine, brutte e cattive.      Ho visto che una buona parte di ricette altro non sono che adattamenti di cose viste e riviste.
Io (ho questa fissa) tentero' di innovare.       Non invidio davvero chi dovra' giudicare.


 
Per quanto mi riguarda, visto che come presentazione sono una frana (Corrado, sei troppo minimalista! dice la moglie, a.k.a. "La santa donna"), io puntero' a sapori e accostamenti.
Sono molto soddisfatto di sapori e accostamenti, credo che per farsi un'opinione chi deve giudicare dovra' proprio riprodurre questa preparazione.
Comunque, nella foto sopra, da sinistra a destra: riso cotto col metodo dell'assorbimento e profumato con succo di basilico e wasabi, un ravanello ben maturo, strisce di gelatina di rapa rossa, di peperone addolcito e di carote allo zenzero.
L'idea era di accompagnare al protagonista del piatto, il riso, quattro sapori diversi e permettere di comporre la degustazione a volonta' del commensale, per la ricerca del massimo piacere.

Qui sotto il riso, in primo piano.  La cottura con assorbimento di acqua e wasabi e il successivo ulteriore insaporimento e profumazione con succo di basilico hanno prodotto un unicum del tutto originale, da ricordare.


















Gli altri componenti sono qua sotto, a partire dal ravanello crudo, che deve dare sapore mordente e croccantezza.
Seguono le strisce di gelatina, a partire da quelle di un bel viola delle rape rosse, seguite dal rosso del peperone addolcito e dall'arancio delle carote allo zenzero.
























Ingredienti per persona
80 gr di riso, per me qualita' Roma
5-6 cm di pasta di wasabi
50 gr di foglie di basilico, pesare solo le foglie
1 ravanello rosso, di forma oblunga
1 rapa rossa, bollita
1 peperone rosso ben maturo
1 cucchiaino di zucchero
2 carote medie
1 cucchiaino di zenzero in polvere
3 cucchiaini di agar-agar in polvere
Sale
Una centrifuga


Preparazione
Lasciare la preparazione del riso per ultima, qualsiasi tentativo di procedere in parallelo con la preparazione delle gelatine di accompagnamento produrra' sicuramente dei disastri.

Preparazione della gelatina di rapa rossa
Cuocere in molta acqua la rapa rossa, oppure acquistarla gia' cotta e imbustata sotto vuoto.
Tagliarla a pezzi e centrifugarla. Mettere il succo ottenuto in un pentolino, aggiungere una bel pizzico di sale e un cucchiaino di agar-agar in polvere.
Portare a bollore mescolando. Spegnere dopo 2-3 minuti di bollitura e versare il liquido denso in un contenitore piccolo abbastanza da ottenere uno strato di circa 4 mm.
Il colore viola che si ottiene mi piace moltissimo.
Lasciar raffreddare a temperatura ambiente. Quando freddo staccare delicatamente lo strato tirandolo su da un lato, appoggiarlo su un tagliere e con un lungo coltello ottenere delle strisce larghe all'incirca 1 cm.

Preparazione della gelatina di peperone rosso
Pulire e tagliare a pezzetti un peperone rosso maturo.  Cuocerlo a vapore, oppure in poca acqua, per 15 minuti.   Scolarlo e passarlo in centrifuga.
Mettere il succo ottenuto in un pentolino, aggiungere un cucchiaino di zucchero e un cucchiaino di agar-agar in polvere.
Portare a bollore mescolando. Spegnere dopo 2-3 minuti di bollitura e versare il liquido denso in un contenitore piccolo abbastanza da ottenere uno strato di circa 4 mm.
Lasciar raffreddare a temperatura ambiente. Quando freddo staccare delicatamente lo strato tirandolo su da un lato, appoggiarlo su un tagliere e con un lungo coltello ottenere delle strisce larghe all'incirca 1 cm.

Preparazione della gelatina di carote allo zenzero
Pulire e tagliare a pezzetti la carota.   Passare i pezzetti in centrifuga.
Mettere il succo ottenuto in un pentolino, aggiungere un cucchiaino raso di zenzero in polvere e un cucchiaino di agar-agar in polvere.
Portare a bollore mescolando. Spegnere dopo 2-3 minuti di bollitura e versare il liquido denso in un contenitore piccolo abbastanza da ottenere uno strato di circa 4 mm.
Lasciar raffreddare a temperatura ambiente. Quando freddo staccare delicatamente lo strato tirandolo su da un lato, appoggiarlo su un tagliere e con un lungo coltello ottenere delle strisce larghe all'incirca 1 cm.

Preparazione del riso
Per una corretta spiegazione rimando all'esaustivo post di Acquaviva Scorre,  che questo mese ha dettato il tema della sfida.
Prima di accendere il fuoco sotto al riso aggiungere 5-6 cm di wasabi in pasta, stemperati in poca acqua.

Mentre il riso cuoce centrifugare le foglie di basilico e allungare il succo ottenuto con uguale quantita' di acqua.  Aggiungere un bel pizzico di sale e farlo sciogliere.

Quando e' tutto pronto, ravanello compreso, prender su il riso con una spatola senza grattare il fondo, dove si sara' formata una crosticina, e trasferirlo in una boule.   Versarci sopra il succo di basilico e mescolare delicatamente, in modo da insaporire uniformemente il riso.
Comporre il vassoietto individuale secondo il vostro gusto estetico.   Il mio non e' mai stato un granche'.
I diversi colori secondo me sono bellissimi, cosi' accostati.







































E adesso alla degustazione: il riso e' doppiamente profumato, di wasabi e di basilico.   Il primo lascia anche il palato leggermente intorpidito, ma si sente dopo. Al momento si percepiscono bene insieme, ma distinti, i due sapori e profumi.     Il wasabi e' penetrato dentro il riso durante la cottura, mentre il succo di basilico copre la superficie dei chicchi.     Accompagnare il riso piluccando qua e la': la rapa rossa e' dolcina di suo, la carota e' saporita e profumata di zenzero, il peperone e' addolcito.
Il ravanello fornisce mordente e croccantezza.
Comporre i vari sapori e profumi secondo i propri gusti e provando le diverse combinazioni, alla ricerca del massimo piacere.

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07/03/13

Due cosine per quintoquartisti

Ho saputo che il contest sulle ricette di quinto quarto, QUI   era stato prorogato e allora ho dato sfogo all'inventiva e alla sperimentazione.








































Finger food di fegato caramellato al sale e curcuma



























Polpette di fegato al fumo, cumino e zenzero





Nota sulle foto: fotografare della carne in luce artificiale e farla risaltare non e' per niente facile.  Pero', grazie a un CORSO fatto dalla Babs  e da Rocco, su food styling e photofood, penso di essermela cavata.
Essenziale la ricerca dei giusti props.  Ricerca che, come dice la Babs, diventa una piacevole dipendenza.

Che dire: credo di aver prodotto due vere piccole golosita'.  Mi spiace moltissimo che per ora la tecnologia non consenta di assaporare le ricette e godersi i profumi via Internet, ma prima o poi ci arriveremo.
Percio' penso che dovrete proprio provare queste due ricette, altrimenti non saprete cosa perdete.  Non sono buone: di piu'.





Finger food di fegato caramellato al sale e curcuma


Ingredienti per 2 persone golose
200 gr di fegato bovino a fette spesse 1 cm circa
200 gr di zucchero
3 cucchiai di aceto di mele
2 cucchiai di sale fino
1 cucchiaio di curcuma in polvere


Preparazione
Ho scelto il fegato di bovino adulto perche' piu' sapido, quello di vitello per questa preparazione non e' adatto.
Tagliare le fette di fegato a strisce di circa 1 cm e accorciare ogni striscia a 6-7 cm perche' piu' comode da maneggiare nella successiva caramellatura.
Siccome il caramello deve essere bello spesso usare una padellina piccola, max 15 cm.  Saranno necessarie piu' cotture, ma lo spessore del caramello consentira' una resa ottimale.
Mettere nel padellino, afuoco medio, lo zucchero, l'aceto, il sale e in ultimno la curcuma.  L'aceto l'ho scelto di mele perche' piu' delicato di quello di vino.  E' perfetto.
Quando l'insieme si e' sciolto mescolarlo inclinando la padella, cosi' da omogeneizzare per quanto possibile gli ingredienti.
Mettere i bastoncini e cuocerli per 3-4 minuti, girandoli perche' sentano il caramello da tutti i lati.
Toglierli via via e spolverarli ancora con un po' di sale.     Resistere e consumarli dopo che si sono intiepiditi.























Tentero' di descrivere il sapore: si percepisce per prima la copertura di caramello salato, con il leggero asprigno di aceto, poi l'aroma della curcuma e infine il fegato, che si scioglie in bocca.  L'insieme dei sapori e' inebriante.  L'essenza del quintoquartismo gourmet.





Polpette di fegato al fumo, cumino e zenzero


Ingredienti per 2 persone golose
200 gr di fegato bovino
Pancetta affumicata in cubetti.
Patate, per il dosaggio vedere in "preparazione"
Abbondante brodo di verdura
Olio e.v.o.
Olio semi per friggere
2 Tuorli d'uovo
2 cucchiai di semi di cumino macinati
1 cucchiaio di zenzero in polvere
1 sospetto di peperoncino
Farina o pane grattato


Preparazione
Sbucciare delle patate, spezzettarle e farle lessare nel brodo di verdura.  Quante patate?  Dipande.  Si consideri che dovremo impastare fegato e patate in parti uguali di volume, non di peso.
Ho scelto il fegato di bovino adulto perche' piu' sapido, quello di vitello per questa preparazione non e' adatto.
Tritare molto finemente a coltello il fegato.  Semmai passarlo al tritacarne, ma NON usare setacci, passaverdura o frullatori.  Il fegato e' una spugna che ha il compito di filtrare il sangue ed e', appunto, pieno di sangue, con poca parte solida.  Se lo si frulla o lo si preme troppo ci si ritrova con dei bicchieri di sangue, un po' denso, ma sangue.  Se non siete vampiri, ve lo sconsiglio caldamente, il fegato tritato deve mantenere una certa consistenza.  Percio' usare il coltello o la mezzaluna, ma senza stressare troppo il povero fegato.
In una padella mettere un velo d'olio e.v.o. il sospetto di peperoncino e i cubetti di pancetta affumicata.  Una volta che la pancetta ha rilasciato nell'olio il suo sapore di affumicato toglierla.  Lo scopo e' di dare un leggero sapore di affumicato al fegato.  L'ideale sarebbe affumicarlo in maniera casalinga, ma la cosa e' lunga, io nella foga della sperimentazione non avevo ne' voglia ne' tempo di farlo.  Ecco quindi il ricorso alla pancetta affumicata.
Una volta eliminati i cubetti di pancetta far saltare nell'olio cosi' aromatizzato il trito di fegato, mescolando in continuazione.  Durata max della cottura 2-3 minuti. A fuoco spento aggiungere un bel pizzico di sale, zenzero in polvere e cumino macinato al momento.  Se non avete un macinacaffe' elettrico usate un macinapepe, e olio di gomiti fino a raggiungere la dose indicata di cumino macinato.
Il cumino deve essere macinato al momento in modo da utilizzarne tutto l'aroma, che sparisce nel caso si acquisti del cumino in polvere, macinato chissa' quando.  Per lo zenzero intero, se decideste di usarlo, fate a occhio, la regola e' che l'aroma di cumino deve prevalere.
Scolare le patate e schiacciarle come se si dovesse fare un pure' e salare.  Impastare bene egual volume di patate e fegato, aggiungendo i tuorli d'uovo.  Far riposare l'impasto una mezz'ora a temperatura ambiente, in modo che sapori e profumi del fegato impregnino bene la pasta di patate.
Scaldare molto olio di semi (arachide), formare delle palline di 3 cm circa, rotolarle nella farina o nel pane grattato e friggerle fino a leggera doratura.  Cioe' giallo intenso, non marrone.  Nella foto si vede che ho usato il pane grattato, ma secondo me la farina e' meno invasiva nel sapore finale.  D'altra parte sono goloso di pane fritto, per cui....
Se si e' salato a sufficienza sia il fegato che la pasta di patate non dovrebbe essere necessario salare le polpettine una volta fritte, ma fate voi.
Durante la frittura si sprigiona un odore di spezie incredibile.  Puo' darsi che vi suonino al campanello e vi chiedano "ma cos'e' che cucinate di cosi' buono?".  Il condominio e' sempre all'erta....
Queste polpettine vanno consumate di preferenza ancora calde.  Se avete invitati vi consiglio di friggere "a vista" e servire le polpettine via via che si sono dorate.  E' molto piu' allegro.


























Gli odori speziati che riempiono la cucina gia' fanno venire l'acquolina in bocca.  
Queste polpettine sono davvero speciali, il sapore del fegato, con un lieve sottofondo di fumo, gli aromi di zenzero e cumino, fanno della consumazione una vera esperienza.   La mente si eleva e si perde negli aromi, insomma un vero godimento. 
Guardate che non esagero.    Provate queste polpette, dovete dovete dovete.


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16/03/12

Agnello allo zenzero in due cotture, crema di Roquefort e moscato passito


















Questa ricetta partecipa al contest "La Bella Estate", di Terre da Vino, nel quale si chiede di abbinare una ricetta salata all'omonimo moscato passito.  Una sfida intrigante.
In un mio post di qualche giorno fa avevo presentato un'altra ricetta concorrente, un primo, con dei Tajarin conditi con fegatini e Roquefort.
Adesso e' la volta di un secondo, una lombatina di agnello speziata allo zenzero e accompagnata da una crema di Roquefort.  Il tutto, degustato insieme a La Bella Estate e' risultato buonissimo.
L'agnello necessita di qualche cura in cottura, in modo da non sdegnare quelli ai quali l'agnello sembra sempre "poco cotto".  Per i miei gusti l'agnello deve essere cotto al rosa e deve sapere di agnello (altrimenti mi cuocio del vitello e amen), ma non tutti siamo uguali.
Percio' in questa ricetta la carne di agnello e' sottoposta a due diverse cotture, in modo da accontentare tutti.  O almeno lo spero.

Ingredienti per ogni persona

1 lombatina di agnello
2 cucchiai di zenzero in polvere
100 gr di Roquefort
Vino bianco secco
Latte
Olio, Sale

Preparazione
Crema di Roquefort --- In un pentolino e a fuoco basso far sciogliere il Roquefort in poco latte. Attenzione a che l'insieme non venga troppo liquido, deve risultare invece una crema. Tenere in caldo, senza far bollire.
Agnello --- Tenerlo a marinare nel vino bianco per qualche ora. Toglierlo, asciugarlo e metterlo in forno a 180-200 gradi, ma va bene anche una salamandra, per una decina di minuti.  Lo scopo di questa prima fase e' ottenere una cottura uniforme, anche all'interno. 
In una padella ben calda mettere qualche cucchiaio di olio e un cucchiaio abbondante di zenzero in polvere. Far rosolare bene la carne sui due lati, toglierla, salarla con sale grosso macinato al momento e cospargere sui due lati con altro zenzero in polvere. Lo scopo di questa seconda cottura e' la speziatura della supeficie della carne, oltre a darle un bel colore vivace.
Impiattare nappando un lato con la crema di Roquefort calda e servire subito, con a fianco un piccolo bricco con altra crema calda.  Non accompagnare con pane, al massimo qualche grissino.
Ovviamente si consigliera' che ad ogni boccone di carne insaporita di crema si faccia seguire un sorso del moscato passito.



















All'assaggio si e' letteralmente travolti dai diversi sapori, dal dolcino dell'agnello al piccante/speziato dello zenzero, al tipico muffato, appena smorzato dal latte, del Roquefort caldo.
E La Bella Estate completa deliziosamente (goduriosamente?)  il tutto.
Una vera sinfonia.  Provate, vi troverete, silenziosi e concentrati, a gustare tutto l'insieme.

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28/11/11

Bocconcini di Baccala' su Squacquerone, sfoglia di Grana e aromi vari























Con questa ricetta partecipo al contest dell'amica Cristina, dove si chiedono ricette nelle quali siano abbinati pesce povero e formaggi o latticini.
Tema difficile e stimolante, tanto che ho abboccato con tutte le scarpe.
Ho gia' inviato due ricette, un antipasto e un primo, questa di oggi e' un secondo (per il dolce passo la mano).
Ecco il logo del contest.
















Poiche' in un pranzo bisogna costruire il menu andando in crescendo, cioe' dai sapori piu' delicati a quelli piu' forti, avevo sulle prime pensato a un abbinamento tra filetti di aringa fresca e una salsa di gorgonzola.     
Teoricamente l'accoppiamento tra le carni sapide dell'aringa fresca e una salsa dolce di gorgonzola era perfetto.
Teoricamente, appunto, perche' per quanto abbia cercato non sono riuscito a trovare dell'aringa fresca.
Ho provato con l'aringa affumicata, sia dorata che argentea, ma il sapore era decisamente troppo forte e sovrastava completamente la salsa dolce di gorgonzola. I bagni di aringa nel latte si sono sprecati, ma il sapore forte era e forte e' rimasto.
Per di piu' sfilettare un'aringa affumicata e' quanto di piu' frustrante si possa immaginare: si spezzetta tutta.

Ho provato comunque, piu' volte, qua sotto un tentativo.























Ma i sapori non mi hanno soddisfatto, ho lasciato perdere. E d'altronde usando un altro tipo di pesce sarebbe stato il gorgonzola a sovrastare tutto.
Ho cominciato a pensare a qualcosa d'altro.

Ho scelto del baccala' dissalato e l'ho abbinato a dello squacquerone, formaggio fresco e molle che va per la maggiore in Romagna. Vedere QUI.
Se e' davvero fresco (di giornata) e' dolce con appena una punta acidula. A me piace moltissimo e quando sono in Romagna ne faccio buona scorta, stivandone gran parte nello stomaco.
Poi, per dare un fondo di maggior sapore a questa preparazione ho aggiunto una sfoglia di grana.
Infine, non ancora contento, ho aggiunto spezie e profumi e, come contorno, una dadolata di patate speziate.

A me e' piaciuto moltissimo, ve lo propongo.























Ingredienti, per ogni persona
100 gr di baccala' gia' ben dissalato
80-100 gr di squacquerone, o simile.  Dal frigo.
Farina di semola NON rimacinata
4 Foglie di basilico
Grana grattugiato
1 patata grande o 2 piu' piccole
Zenzero in polvere, o grattato al momento
Un pizzico di paprika, per me dolce, per voi non so
Foglioline di timo, per guarnire
Coppapasta da 10 cm
2 padelle antiaderenti
Olio di semi di arachide, abbondante

Preparazione
Preparare una sfoglia di grana, grattandolo piu' fine possibile, mettendolo sul fondo di una padella antiderenteve e facendo scaldare lentamente. Quando, saggiando i bordi con una forchetta, questi si solleveranno senza rompersi estrarre la sfoglia e, ancora calda, tagliarla con un coppapasta da 10, ottenendo un disco che si lascera' raffreddare in piano e che costituira' la base della preparazione.
Le prime volte la sfoglia si rompera', ma dopo qualche tentativo si imparera' a occhio qual'e' il momento giusto per alzarle dalla padella. Serve solo un fuoco molto basso e tanta pazienza.
Sbucciare le patate, tagliarle a fette di 1 cm, poi a strisce da 1 cm, poi a cubetti di 1 cm. Se si tagliano tutte della stessa misura verrano belle cotte allo stesso modo e senza quel brutto misto di colori chiaro e bruciacchiato.
Tagliare il baccala' a strisce di 1-2 cm e quindi a cubetti di 1-2 cm.
Rotolare i cubetti di baccala' nella farina di semola, dove si sara' aggiunto un pizzico di paprika.
Tagliuzzare a coltello il basilico e tenerlo pronto.
A questo punto preparare due padelle con molto olio di semi, una quantita' tale da coprire i cubetti.
In una padella aggiungere un cucchiaino colmo di zenzero in polvere, oppure grattare la radice senza timidezza. In questa padella friggere la dadolata di patate, fino al coilore dorato, non di piu'. Sgocciolare e salare, ma poco, e tenere in caldo..
Nell'altra padella friggere i bocconcini di baccala' fino ad un colore biondo chiaro. Togliere i bocconcini, scolarli appena e rotolarli un'altra volta nella miscela farina di semola e paprika. Rimettere in padella fino a un bel colore dorato carico. Sgocciolare e tenere in caldo.
Questa cottura in due tempi consente di formare una crosticina bella spessa, cosi' da far sentire bene i sapori di semola e paprika.

Impiattamento.
Posare su ogni piatto il tondo di sfoglia di grana, anche due uno sopra l'altro, se si vuole alzare il sapore del grana. Coprire la sfoglia con il basilico tagliato.
Mettere il coppapasta e comprimerci dentro 2 cm di squacquerone (o anche 3, come nella foto, ma sono gusti).
Sopra a tutto mettere i bocconcini caldi di baccala'. Se tutti non ci stanno appogiarli di lato.  Mettere tutto intorno la dadolata di patate allo zenzero. Guarnire con foglioline di basilico e, se piace, di timo.
Togliere il coppapasta e servire subito, prima che bocconcini e dadolata di patate si raffreddino. Suggerire di aggredire la torretta dall'alto in basso, in modo di assaggiare contemporaneamente tutti gli strati.


All'assaggio i vari sapori e profumi arrivano insieme, ma ben distinti l'uno dall'altro: il sapore di mare dei bocconcini (con un lontano sentore di paprika nella crosta), il latteo dello squacquerone, il profumo del basilico, il dolce del grana. E le patatine, leggermente piccanti di zenzero.
Una sinfonia, fatemelo dire.
E i contrasti: il caldo-freddo tra i bocconcini e lo squacquerone e il croccante-morbido tra i due.
Insomma: e' goloso.  Provatelo, ne vale la pena.

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